ALL IMAGINE AS LIGHT-AMORE A MUMBAY di PAYAL KAPADIA
FR, IT, INDIA, PAESI BASSI, LUSSEMBURGO, 2024,115’
Gran Premio della Giuria Festival di Cannes 2024
Al centro di All We Imagine as Light– Amore a Mumbay (il solito infelice titolo italiano)cisono tre donne: Prabha un’infermiera, Anu una sua apprendista, e Parvaty una delle cuoche dell’ospedale in cui lavorano. Anu è coinquilina di Prabha, il cui marito anni prima è andato a vivere in Germania e da tempo non dà più alcun segno di sé. Un giorno però un fattorino recapita un elettrodomestico per cucinare che arriva proprio dalla Germania. Questo episodio mette in crisi la donna su come sta vivendo la propria esistenza, su ciò a cui forse avrebbe dovuto o potuto aspirare. Meglio: desiderare.
Il desiderio è l’elemento scatenante che produrrà la svolta nella seconda parte del film.
Prabha ha dimenticato da tempo come e perché si “desidera”, tanto che non sa rispondere alla profferta d’amore di un medico di cui è attratta, replicando con un “sono sposata” che, per quanto vero, non è un’affermazione sincera.
Anu desidera il ragazzo che frequenta, che è musulmano – ma entrambi danno ben poco peso alle tradizioni di origine – e con cui magari potrebbe anche immaginarsi un futuro.
Parvaty desidera solo tornare nella sua cittadina vicino al mare, dove “almeno ho una casa mia”.
Ma i desideri e i sogni di ognuna che nella città sono soffocati, come un po’ tutto, nell’improvvisa apertura davanti al mare possono tramutarsi in realtà. Un flusso che porta una nuova consapevolezza e vede forse i desideri liberarsi, i corpi amare e i fantasmi sparire.
Ed è qui, che la regista mostra tutta la sua grande capacità di osservare il mondo e gli esseri umani nelle loro complessità e contraddizioni. Il suo sguardo di donna permette una visione amplificata dei contrasti sociali da un lato e dall’altro contiene l’energia del cambiamento.
A cura Associazione Lucrezia Marinelli Via Leopardi, 8
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