Riprendimi

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regia di  Anna Negri

recensione di Laura Modini

Anna Negri, nata a Venezia, diciottenne va a Parigi dove lavora come assistente alla regia. Decide poi di studiare cinema all’Accademia di Belle Arti di Groningen (Olanda) e successivamente a Londra dove si laurea in regia al London College, perfezionandosi poi al prestigioso Royal College of Arts. Quest’ultimo le permette con un buon aiuto tecnico la realizzazione dei suoi primi cortometraggi, originali e pluripremiati a livello internazionale con i quali si fa conoscere in Italia nella seconda metà degli anni ’90.  

Dal 1998 rientra definitivamente in Italia dove realizza il suo lungometraggio “In principio erano le mutande” con il quale ottiene riconoscementi e successo di pubblico. Inizia un rapporto di lavoro con la RAI che ancora continua, realizzando alcune puntate di “Un posto al sole” e numerose fiction per RAICINEMA.

“Riprendimi” è il suo secondo lungometraggio, a lungo meditato anche con RAICINEMA che voleva farne un film a grande budget. Anna Negri ha scelto coraggiosamente di non accettare perché suo desiderio era fare un film indipendente, libero dal “glamour” dei film a grande budget, libero dalle imposizioni tecniche e di scelta degli attori.

 Il risultato molto accattivante è questo film realizzato con 500 mila euro (effettivamente un costo ultra contenuto), che presenta delle caratteristiche di metodo interessanti: meticolosa preparazione degli attori nelle singole scene prima di girare, tempo ristretto per l’effettiva ripresa del film (un mese), uso della macchina digitale che memorizza il girato (scaricato in un computer sul quale poi si sarebbe continuata l’operazione di montaggio del film, attenzione alla sceneggiatura e uso del documentario nel documentario in una fiction.

Ovviamente il problema della distribuzione sarebbe stato insolubile (non esistendo pellicola) in quanto  costosissimo se non fosse intervenuto l’aiuto “lungimirante” della Medusa che con 200 mila euro ha permesso il trasferimento del lavoro in digitale su pellicola. Inoltre ha permesso la sua realizzazione, in qualità di produttrice Francesca Neri, che contattata dalla regista immediatamente si è resa disponibile alla realizzazione del progetto.

Il film realizzato è un mokumentary, moderno, nervoso, “precario”, sempre in disfacimento ma ripreso e continuato. Gli attori, tutti bravissimi e giovani, simpatici, carini, per una volta “normali”. Una normalità che turba perché ci appartiene, come l’amore, l’abbandono, l’insicurezza e il lavoro precario. E la gioventù appartenuta a tutti.