Lucrezia Marinelli

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Albero di Antonia (L')

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Regia e Sceneggiatura di Marleen Gorris

Recensione di Cristiana Paternò - “Noi Donne” maggio 1996

Una sorpresa, un caso, un miracolo.
Un Oscar (1995) al di là di ogni ragionevole previsione. Parliamo de “L’Albero di Antonia” ovvero della Genesi come non ce l’hanno mai raccontata perché Antonia generò Danielle, che generò Thèrèse, che generò Sarah...
Si poteva immaginare che l’Academy prendesse in considerazione un film olandese, tutto al femminile, diretto da una regista femminista che ha impiegato sei anni a trovare i finanziamenti, interpretato da attrici e attori bravi ma essenzialmente sconosciuti? Non si poteva. Eppure la scelta non è così strampalata.
...”L’Albero di Antonia” era il film più adatto, proprio perché in qualche misura più esotico, per prendere atto della sempre crescente presenza dell’altra metà del cielo, nel cinema, anche hollywoodiano.
...Ecco donne capaci di autodefinire la propria identità a prescindere dal potere e dal volere dell’uomo. Madri allegramente nubili o lesbiche folgorate da un colpo di fulmine, artiste concentrate sulla loro opera o timide contadine in zoccoli, licantrope ululanti alla luna o studiose di musica e matematica.
Antonia e le sue compagne non si lasciano sottomettere dal senso comune neppure in un villaggio bigotto nell’Olanda cattolica del dopo guerra, dove sono viste come una calamità naturale. E cancellano il "partorirai con dolore" per fare della gravidanza una piacevole religione di cui però si può pure morire.
Ma attenzione, sono tutt’altro che ostili all’altro sesso, com’era ancora la vecchissima madre di Antonia, tenuta in vita dall’odio per il marito fedifrago. Semmai lo usano un poco, il maschio, ma gioiosamente. E sbaglia chi considera tutte negative le figure maschili del film, perché a guardare bene, accanto all’arrogante stupratore, sputtanato dalla matriarca ma poi punito da altri maschi, ci sono l’anziano contadino che riesce a capire il desiderio di Antonia di costruire una relazione al di fuori dagli schemi, l’intellettuale che sa trasmettere il suo sapere a due o tre generazioni di ragazze superdotate, lo scemo del villaggio che sa amare teneramente la sua bella.
Ecco finalmente un film che ha una straordinaria, e sincera, forza di pacificazione, e che ci piace leggere come una proposta di armistizio nella interminabile - e non certo conclusa guerra - tra i sessi.

 

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