Lucrezia Marinelli

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Noi Due Sconosciuti

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The Things We Lost In The Fire
regia Di Susanne BIER - USA 2007 - DURATA 118’

Recensione di Silvana Ferrari

 

Per  uno di quei tragici scherzi del destino, Brian Burke,  marito, padre e amico amatissimo, viene  ucciso in un banale episodio di criminalità. Era un uomo buono e gentile e la sua perdita risulta drammatica per tutti quelli che gli stavano accanto.

Il periodo del lutto e la sua necessaria rielaborazione sono vissuti differentemente dalla moglie Audrey, dai figli Harper e Dory, e dall’amico d’infanzia Jerry.

A volte, pur di allentare la stretta del dolore, si cercano scorciatoie per affrettare i tempi, senza riflettere che le strategie seguite risultano inutili se non controproducenti.

I figli vedono in Jerry il sostituto del padre e lui, suo amico da lunga data, incarna il ruolo al meglio. Potrebbe funzionare  e risultare anche un buon compromesso, se una serie di episodi non provocasse la gelosia e l’ira della loro madre, Audrey.  Sono sentimenti alimentati anche dal senso di colpa della donna, per aver scoperto nell’uomo, da lei sempre svalorizzato e disprezzato, a causa della sua mai risolta dipendenza con le droghe, il riverberarsi di molti aspetti del marito. Jerry è stato una parte della vita di Brian, ne ha conosciuto i pensieri intimi, i segreti e le manie, e conosce molte cose di Audrey  e dei suoi figli: è in parte depositario della sua memoria.

Tra momenti di generosità, in cui Audrey cerca di aiutarlo ad uscire dalla sua dipendenza, e momenti in cui lei lo allontana dalla sua vita e dalla sua casa, si viene a creare un rapporto giocato prevalentemente sull’ambiguità dei ruoli e sulla reciproca ed  evidente attrazione sessuale, mai del resto praticata, e volutamente mantenuta sempre sotto controllo, grazie alla  pulizia e integrità d’animo di entrambi i protagonisti.

Ognuno dei due capirà, dopo non facili chiarimenti, di dovere, individualmente, senza mezze vie e senza investire l’altro delle proprie aspettative, fare i conti con un lungo passato di ricordi e cercare di trovare la strada per andare avanti.

The Things We Lost in the Fire, il titolo originale del film, si riferisce proprio a questo e al lavoro necessario da fare su se stessi per accettare il meglio che ci viene dato. ‘Accetta il meglio’ è il messaggio che si scambiano i due protagonisti.

Il rapporto fra  Audrey e Jerry - e Brian, il terzo, defunto ma sempre presente, - è giocato su un equilibrio fragile e delicato che, se da un lato fa intravvedere quali sentimenti sotterranei circolano fra i personaggi, dall’altro evita di seguire la strada di facili soluzioni, da drammone romantico, tipiche di certa cinematografia. Un mazzo di rose rosse è il simbolico dono che viene lasciato sulla porta della casa di Audrey da Jerry, prima che ognuno intraprenda il lungo cammino che lo aspetta.

Brava la regista a trasmettere il senso e l’atmosfera  di ambiguità della situazione, ad evitare un finale da melodramma con happy end sentimentale. Si mostra padrona del mezzo e come è caratteristica del suo cinema, la macchina da presa si sofferma sui volti, sui particolari del viso, sugli occhi, cogliendone le espressioni, sulle orecchie, e poi scende sulle mani e sui corpi ritraendone i dettagli più significativi.

Noi due sconosciuti è la prima opera hollywoodiana della regista danese Susan Bier, che aveva già dato nel suo paese buone prove delle sue  capacità e della sua  esperienza di regia.

In Italia sono usciti: Credo(1997), E’ tutta colpa dell’amore(1999), Open Hearts (2001) che vinse 5 Danish Film Awards, Non desiderare la donna d’altri(2004), After the Wedding- Dopo il matrimonio(2006).

 

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