Lucrezia Marinelli

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Dea ferita (La)

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Documentario sull'India

Incontro mediatico con Vandana Shiva

Recensione di Donatella Massara

 

Presentato alla Libreria delle donne di Milano da Angela Alioli, studiosa e attiva nella politica delle donne e nell'impegno sulla scienza e l'ambiente, e accompagnato da un lungo e partecipato dibattito introdotto da Paola Leonardi, un'amica del Circolo che da ventanni conduce con il marito una fattoria agrobiologica in Toscana. Erano presenti donne che lavorano in fattorie agrobiologiche create da loro e altre interessate alla politica ambientale.

Al centro del discorso di Vandana c'è il cibo. L'effetto straordinario delle sue denunce contro le multinazionali si lega al luogo da cui parla. Nella realtà indiana il 70% della popolazione vive di agricoltura. In questo scenario la politica costruita anno per anno dalla Monsanto ( ma secolo per secolo dal capitalismo) e multinazionali varie acquista a suo sfavore insensatezza e aggressività. A favore di questa politica non si vede quasi niente se non gli interessi miliardari che maturano. Le multinazionali impongono monoculture distruggendo la varietà delle piante indiane utilizzate per mangiare, costruire manufatti, preparare cure e cosmesi ayurvediche. Le popolazioni indiane si sono viste portare via con il sistema dei brevetti addirittura i semi della curcuma e del basmati, da secoli patrimonio dell'alimentazione e della farmacopea tradizionale. Infatti i semi in molte situazioni ormai vengono distribuiti attraverso la monopolizzazione consentita dai brevetti. Il matrimonio fra scienza e imprenditorialità delle multinazionali è arrivato perfino a mettere in vendita e obbligare all'uso di semi che germogliano una volta sola e devono essere riacquistati ogni anno. La risposta della popolazione indiana organizzata dai gruppi legati a Vandana sta nel raccogliere i semi di anno in anno per sottrarsi il più possibile al monopolio della globalizzazione. Alla limpida denuncia e alla battaglia politica, Vandana Shiva aggiunge la grande fiducia nella presenza femminile nel mondo, interpretata da lei come soggettività creativa e protettiva dell'ordine naturale. Questa filosofia della diversità visibile fra i due sessi, rivolge l'accusa alla monocultura della mente. E' questo modo di pensare che inquina e produce le storture di una mentalità ispirata all'idea della perfezione coincidente con l'essere di razza bianca, pelle chiara, capelli biondi e occhi azzurri. Nella natura invece esiste la diversità. Non è la perfezione ma è un tendere alla compresenza di differenze che hanno una ragione di esistere attraverso la relazione con il tutto. Così nella natura come tra umane e umani.

 

 

 

 

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