Lucrezia Marinelli

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Vita segreta delle parole (La)

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Regia Isabel Coixet

Recensione di Zina Borgini

Hanna, la protagonista del film, è una giovane donna che non ha relazioni, vive in silenzio che sa rendere ancora più assoluto quando spegne l'apparecchio acustico per la sordità. Silenzio di chi sceglie di non sentire più, perché ha sentito e visto troppo.
Per lei parlano altre voci: quella fuori campo, voce amica dell'innocenza perduta, contatto con il mondo esterno e con quello che sta dentro di lei, la voce delle onde che s'infrangono, del vento che fischia in mezzo all'oceano, della ruggine e anche quella inusuale di un'oca.
Vive un'esistenza in standby, come in un labirinto ripete le azioni quotidiane, sempre uguali, muovendosi solo tra la sua casa e la fabbrica, tutti i giorni una manciata di riso, un po' di pollo e mezza mela come pasto mortificante, senza emozioni, sorrisi né pianti, senza parole per la sua sofferenza. Dolce e riservata, porta dentro di sé un segreto profondo e doloroso che l'ha macchiata per sempre, neppure il mucchio di sapone che invade il suo lavandino può rimuovere quella sporcizia.
Vittima di una vacanza forzata imposta dal suo datore di lavoro che la accusa di troppo zelo e le consiglia un riposo in una località turistica, Hanna, sceglie di andare a curare Josef, un operaio ustionatosi in un incendio nel tentativo di salvare il suo migliore amico.
La sciagura è avvenuta su una piattaforma petrolifera in mezzo all'oceano. Qui su un'isola di metallo ma anche simbolicamente isola dei sentimenti, abitata da personaggi che sembrano un po' scappare dalle loro vite, si incontrano le due forti sofferenze dei protagonisti: una nascosta e sottaciuta, l'altra evidente e bisognosa di cura e attenzione continua. Hanna da vittima segreta, passa al ruolo di infermiera amorevole e cura le ferite evidenti di Josef che è anche colpito da una cecità momentanea: Josef , proprio perché non vede, ascolta e indaga i silenzi di Hanna per capire la sua personalità.
Nei lunghi giorni di degenza, fra una medicazione e un bendaggio nasce tra loro un sentimento complesso in cui le parole dette e non dette si animano di una vita segreta: per Hanna un "ti amo" può corrispondere emotivamente a un "ti abbandono" perché significa "voglio il tuo bene, quindi non posso addolorarti con il mio malessere". Per Josef raccontare dell'incidente che lo ha ridotto in quello stato, serve a fargli guardare in faccia i sensi di colpa per l'amore inconfessato che lo legava alla moglie dell'amico morto.
Quando Josef migliora e non serviranno più cure, Hanna torna alla sua vita di sempre, ma questa fiaba moderna, che non risparmia atroci prove di coraggio, ha un lieto finale, non quello conclamato delle fiabe antiche dove regna l'amore assoluto, ma l'amore tenero e imperfetto di chi cerca un po' di pace dopo tanto dolore.
Un film pieno di sentimento , di dolcezza e pudore e di senso civico verso le vittime degli orrori di guerra e che serve a tenere memoria di atrocità così recenti di cui si è parlato troppo poco e forse già dimenticate.

 

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