Lucrezia Marinelli

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Un appuntamento per la sposa

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Un appuntamento per la sposa

 

Regia:  Rama Burshtein

 

 

Quando si è mollate sull’altare c’è poco da ridere. Specie se non si è giovanissime, e se il promesso sposo ti confessa di non essere più innamorato quando tutto è pronto per i festeggiamenti. Ma mai disperare, perché non c’è problema per il  quale non si possa  immaginare una soluzione.  E’  la lezione della tradizione chassidica che la regista israeliana Rama Burshtein, dopo il dramma “La sposa promessa”, infonde tra le trame della sua wedding comedy “Un appuntamento per la sposa” presentato allo scorso Festival di Venezia.La protagonista del film, Michal, dopo essere lasciata dal fidanzato ha ben chiaro di non voler tornare alla vita di single e alla raffica di noiosi appuntamenti combinati con semisconosciuti della sua comunità che sembrano  colloqui di lavoro, così tiene in piedi tutto: data, location e vestito, deve solo cercare il marito, ma è sicura che lo troverà. Inizia dunque la sua corsa contro il tempo per cambiare il nome dello sposo sull’invito.

Quella della Burshtein è una commedia classica sulla forza e la determinazione delle donne e sulla fede nel destino: il titolo originale è Through the Wall, ovvero “attraverso il muro” spiega la regista. Per passarci deve credere al cento per cento che sia possibile perché se fallisci ti rompi la testa. Con questo film volevo lanciare un messaggio di speranza in tempi duri. Molti pensano che sia un film femminista, altri progressista e altri ancora reazionario.

La realtà è semplice, io guardo le cose dal punto di vista delle donne del mondo a cui appartengo, dunque è quasi una commedia femminile. Michal non si sente completa senza l’amore e con tenacia e personalità lo ​cerca nuovamente. Da un lato c’è il potere della donna, dall’altro c’è anche una sorta di dipendenza dai sentimenti.

La storia affonda le sue radici nella tradizione ebraica ortodossa, da cui trae il messaggio più forte:“Nachman di Breslov (rabbino e teologo vissuto tra il 700 e l’800, tra i Padri del movimento classico) diceva che non esiste disperazione nel mondo. Eppure noi ci sentiamo spesso disperati –continua la regista-.

Il suo messaggio è che gran parte delle volte non lo siamo davvero, e che non esiste nulla di irrisolvibile.

Tutto è possibile e tutto può accadere.

Quando   passi   per   questo   processo   spirituale   diventi   veramente   libero.   Michal   vuole   combattere   la disperazione e far vincere il bene. La lezione è dunque quella di non mollare e cercare sempre la soluzione.

Se una persona è in grado di infondere speranza in una situazione difficile è possibile che riuscirà a risolverla

 

 

 

 

 

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