Caramel

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Regia di Nadine Labaki

Recensione di Zina Borgini

 

Nadine Labaki è un’attrice libanese di successo, con questo film diretto, sceneggiato e interpretato da lei, esordisce anche come regista.
La storia si snoda a Beirut, ma la regista ha voluto tener fuori la guerra dal racconto e dal paesaggio urbano per mostrare un’altra faccia del Libano che non sia solo quella associata alle immagini che ci giungono dai midia.
Le protagoniste sono sette donne alcune lavoranti, altre clienti di un salone di bellezza che diventa il mondo colorato e pieno di sensualità della loro vita quotidiana. Donne forti e determinate in bilico tra tradizione e modernità, dolci ma ribelli.
Tra una messa in piega, un taglio di capelli e una manicure si confidano le loro emozioni, paure, sogni, tra loro germoglia un’intimità dolcemente ambigua a volte erotica, trasmigrata qui, nella modernità, uguale a quella che nasceva tra le donne nei vecchi hammam.
In Libano per depilarsi si usa ancora un preparato fatto con acqua, limone e zucchero, che portato ad ebollizione si trasforma in caramello.
Il caramello, specialità del salone di bellezza, quando viene spalmato sui corpi e strappa i peli, fa male e diventa anche metafora delle vite ironiche e trasgressive delle protagoniste che con le loro risate allegre, come il caramello, strappano i sensi di colpa ai tabù dettati da una società intrisa di barriere e ipocrisie religiose.
La verginità, l’omosessualità, le relazioni fuori dal matrimonio, sono argomenti che le toccano direttamente ed ognuna di loro dovrà farci i conti, ma la regista decide di affrontare i tagli necessari con determinazione.
Sono due infatti i tagli simbolici che avvengono nel salone. Quello dei baffi di un poliziotto titubante a sacrificare la sua mascolinità e quello di una cliente dalla chioma lunga e folta che cade radicalmente su consiglio della ragazza lava teste lesbica che la corteggia. Due tagli che diventano due piccoli gesti verso la strada della libertà.
Gli uomini non sono protagonisti in questo film, i pochi che si vedono sono dignitosi, quelli ignobili vengono solo nominati, e questo la dice lunga sui desideri delle donne, infatti la regista afferma: “ho rappresentato gli uomini così come li vorrei io…”.
Dolore e dolcezza vengono dosati molto bene dalla bella sceneggiatura che porta avanti storie di donne , senza condurle verso un lieto fine presumibile, ma lasciando che ognuna segua il suo corso verso un finale semplicemente aperto. Il film è stato presentato con grande successo nella prestigiosa Quinzaine des Realizateurs di Cannes ed è candidato all’Oscar.