Antuca

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Regia di Maria Barea

Recensione di Donatella Massara e Laura Modini

Antuca è la storia di una ragazza quechua che passa da una vita povera e contadina vissuta in un paesino sperduto sulle Ande a una vita povera e da sfruttata nella capitale Lima. Ormai adulta, Antuca è impegnata con un gruppo di donne che si occupano dell’ organizzano di un consultorio nel quale dovranno fare anche scuola a donne e bambini.
Lincenziata dall’ultimo posto di lavoro dove prestava servizio (e dove veniva molestata dal padrone) decide di tornare al suo paese d’origine con la speranza di ritrovare il suo mondo.
Il contatto con la realtà contadina ancora presente nei paesi andini le fa comprendere la distanza fra lei e quel mondo dove modelli d’amore, di lavoro e socialità sono ancora gli stessi dai quali la madre l’aveva allontanata bambina sperando per lei in un futuro diverso e migliore.
Ritrova anche l’amore adolescenziale che ormai uomo appare strettamente legato a quel mondo.
Questo viaggio a ritroso le chiarisce che quel mondo non le appartiene più.
Ritorna a Lima con ritrovata energia per costruire con le altre donne il consultorio di cui tanto hanno bisogno.
Il film mostra come le donne hanno qui effettivamente mostrato un tracciato di relazioni femminili. Nessuna mediazione di partito o altro, ma situazioni concrete che rovesciano posizioni, schemi preesistenti.
La volontà delle donne di mettere al mondo delle situazioni che non sono date ma vanno riformulate e realizzate con il lavoro e la partecipazione di tutte è ben rappresentata.
Ecco che le vediamo al lavoro: organizzano mense per le altre più disagiate, mettono a disposizione collettivamente quello che hanno nella borsa della spesa, organizzano asili autogestiti. Vediamo qui come la società familiare è di fatto femminile, le donne restano sole con i figli mentre gli uomini emigrano alla ricerca di lavoro, (fatto normale nell’America Latina).
Da questo punto di vista Antuca rovescia la situazione usuale: è lei che se ne va dal paese alla ricerca del tanto necessario lavoro.
Come già altre volte il cinema delle registe non ripiega sulla sola denuncia ma, maturata la voglia di vincere, ne espone la sua possibile realizzazione.