2 giorni a Parigi

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Regia e Sceneggiatura di Julie Delpy

Recensione di Daniela Persico

Marion è una giovane fotografa francese. Jack un designer americano. I due sembrano una coppia affiatata che dovrà fare i conti con il passato. Tutto accade in due giorni nella città di lei: Parigi.
Una delle più affascinanti attrici francesi passa alla regia: l’enigmatica Julie Delpy, musa di Kieslowski in “Film Bianco”, diventata celebre al grande pubblico con la romantica storia d’amore “Prima dell’alba” di Richard Linklater, decide di girare un piccolo film che ha ottenuto le attenzioni del Festival di Berlino, dove è stato presentato in anteprima.
La regista, divisa tra la sua Parigi e la nuova vita a New York, sceglie la via autobiografica, costruendo una storia parallela alla sua. L’alter-ego è Marion (interpretata dalla stessa Delpy), una fotografa di successo, che -dopo un viaggio a Venezia con il suo compagno Jack- sceglie di tornare per un week-end a Parigi. La mossa, in apparenza ideale, si rivela deleteria per il fragile equilibrio della coppia. Jack si sente sotto assedio: non conosce il francese e tutti lo deridono, è subissato dalle attenzioni dei genitori di Marion, è assalito dalla gelosia per gli ex della ragazza. In un crescendo d’incomprensioni -dovute alla lingua, al background culturale, al semplice fatto di essere un uomo e una donna- Marion e Jack riusciranno forse a incontrarsi di nuovo, lontani dalla città degli innamorati.
Tra giochi di parole e situazioni al limite della follia, Julie Delpy intesse con abilità una storia romantica e nevrotica, esilarante nelle gag e sussurrata nei sentimenti. Non ha mai paura di essere accusata di narcisismo e così reinventa con fantasia una realtà quotidiana: i genitori di Marion sono i suoi, come del resto Jack è il suo vero boyfriend. Proprio dalla familiarità che si respira tra gli attori nasce una comicità “casalinga”, da pranzo in famiglia. E la stessa Delpy cita il suo maestro Woody Allen portando degli occhiali neri fuori misura sul suo volto di porcellana. Lo scotto da pagare se si è troppo belli e si vuole girare un buon film.