Omaggio a Agnès Varda

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Omaggio a Agnès Varda

 

 

CLÉO DALLE 5 ALLE 7    (FR-It-1961-90’) Regia, sceneggiatura e dialoghi di Agnès Varda

VARDA PAR AGNÈS (FR-2019-117’) Regia e sceneggiatura di Agnès Varda

La fama di Agnès Varda è legata allo statuto della Nouvelle Vague francese, da sempre considerata il movimento trainante del più ampio rinnovamento cinematografico degli anni sessanta, ma è anche dovuta alla sua lunga attività. La regista è rimasta attiva fino all’ultimo presentando al Festival di Berlino 2019 Agnès par Varda una sontuosa lezione di cinema e una riflessione sul proprio lavoro.

Fin dall’inizio si è cimentata con forme diverse, fiction, documentari, cortometraggi e lungometraggi, film a episodi, e questa sua poliedricità è un tratto autoriale importante.

Anche se nelle storie del cinema ufficiali non le è mai stato riconosciuto un ruolo pari a Godard e Truffault, e nemmeno agli altri autori della Nouvelle Vague, un po’ come la pioniera Alice Guy, a Agnès Varda può essere attribuito lo statuto di origine della Nouvelle Vague. Il suo primo lungometraggio, realizzato con un budget limitato, in completa indipendenza e senza vedettes, La Pointe Courte del ’54, ma uscito nel ’56, “era l’inizio di un’epoca, quella della Nouvelle Vague molto più di Et Dieu crea la femme di Vadim o Les mauvais rencontres di Astruc”.(Sadoul 1993). Il riconoscimento è tanto più importante se si considera che è fatto dallo storico del cinema francese più istituzionale del tempo.(Veronica Pravadelli).

 

CLÉO DALLE 5 ALLE 7 (FR-It-1961-90’) Regia, sceneggiatura e dialoghi di Agnès Varda.

Presentato fuori concorso a Cannes nel 1962 fu vincitore del Premio Melies nel 1962.

“E’ la storia di una giovane e bella cantante, Cléo, (interpretata da Corinne Marchand) che nel giro di 90 minuti, in attesa di un responso medico decisivo per l’accertamento di una malattia mortale e spaventata dal funesto presagio di una chiromante, esce dall’ambiente in cui è rimasta rinchiusa e, attraverso una serie di incontri e di sensazioni per le strade di Parigi, si apre ad una vita più vera. Conosciuto al parco un giovane militare in procinto di ripartire per la guerra, s reca con lui in ospedale per ricevere il responso del medico”.(Agnès Varda).

E’ il film che incarna meglio non solo il suo rapporto con la Nouvelle Vague, ma anche e soprattutto la sua differenza. Pur mantenendo dal punto di vista tecnico e formale il profondo legame con lo stile del nuovo cinema, in particolare con Godard,  se ne distanzia per l’immaginario e per la costruzione del personaggio femminile che si mostrano agli antipodi e rispecchiano la sua posizione femminista sempre da lei rivendicata.

Il film costruisce un percorso per cui la protagonista si trasforma da “donna-spettacolo” in soggetto attivo. Cessando di essere un oggetto costruito dallo sguardo e appropriandosi dello sguardo, Cléo assume una identità nuova, un’immagine che lei stessa è in grado di controllare.(Veronica Pravadelli).

Ho sempre pensato che Cléo, impersonata da Corinne Marchand, fosse la risposta femminile al gioco adolescenziale dei registi della Nouvelle Vague nella rappresentazione delle donne.

Cléo, che dalle 5 alle 7 di un qualsiasi pomeriggio, si trasforma da lieve farfalla ammirata dal mondo a donna pensosa che guarda per la prima volta il mondo, lasciandosi sorprendere. Attraverso la malattia, che per lei diventa lo svelamento del corpo, la perdita della superficie, l’abbandono del trucco e della finzione di vivere.(Piera Detassis).

VARDA PAR AGNÈS (FR-2019-117’) Regia e sceneggiatura di Agnès Varda

In un masterclass in forma di docufilm la novantenne Agnès Varda ripercorre, ricostruisce, analizza, spiega la propria storia professionale. Dagli esordi come fotografa negli anni Cinquanta ai folgoranti film degli anni Sessanta, al Leone di Senza tetto né legge, fino agli allestimenti come visual artist negli anni Duemila. Una lezione di cinema impartita senza pedanteria e di esemplare lucidità

“Guardare , riguardare e custodire, questo fa la Varda nei suoi ultimi film, e ancora di più in Varda par Agnès. Guarda, riguarda e custodisce l’essenza del cinema, e non solo del proprio. E lo fa con una lucidità e un’apertura alla novità invidiabili: non solo apertura al digitale, al formato leggero che le ha consentito una nuova vita artistica a partire da Les glaneurs et la glaneuse, ma anche al post-cinema, alle imprese cross-mediali, alle installazioni più articolate.

Varda par Agnès è un film che evidenzia come ri-raccontare le cose, riusare la materia dei propri lavori, spostando gli accenti, la focalizzazione, la distanza, il punto di vista. Isolare dettagli, estrapolare dialoghi può creare un senso nuovo, se non inedito, ai discorsi, un nuovo statuto alle immagini – talvolta, è il caso dei film meno conosciuti, tutt’altro che usurate dalla visione. È un film zibaldone, più che un film testamento, parte di una elaborazione riflessiva della memoria che ha radici molto profonde, e lo si capisce anche solo attraverso il frammento di Oncle Yanco; una memoria che si fa e disfa, senza mai annullarsi, proprio come le figure disegnate dalle onde nella sabbia delle sue amate spiagge”. (Cineforum).