Fuga di Teresa (La)

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La fuga di Teresa

 

Regia: Margarethe Von Trotta

 

 

La fuga di Teresa è un film della miniserie televisiva “Mai per amore” sul tema della violenza contro le donne. Il ciclo di quattro film fu mandato in onda , nonostante le  resistenze e i ritardi, tra marzo e aprile 2012, con il primo episodio di Liliana Cavani Troppo amore, sullo stalking.

Di fronte alle potenzialità e ai limiti del mezzo televisivo e con il desiderio di trasmettere al pubblico un messaggio forte, Margarethe Von Trotta svolge il tema con onestà e semplicità di immagini  raccontando  la storia di una ribellione, quella di una figlia contro il  padre dopo la morte, per lei,  inspiegabile della madre. Una sfida  che porterà allo svelamento dei meccanismi tenuti nascosti di una violenza tra le mura domestiche.

Girato come un thriller, la regista ci conduce dentro la complessità delle dinamiche relazionali – affettive, di gelosia, di controllo e di potere -  di una famiglia borghese, padre madre due figlie, all’apparenza serena e tranquilla dove tutto sembra filare liscio tra comportamenti  educati e eleganti, ambienti raffinati,  professioni prestigiose e gratificanti.

Lo scopo è indagare, all’interno dei legami familiari, come nascono e si sviluppano i meccanismi  di dominio e di prevaricazione  che stanno  alla radice dei soprusi  e delle violenze fisiche e psicologiche quotidiane subite dalle donne nella vita domestica. In questo caso, nel film, svelare la figura di un marito e di un padre agli occhi di tutti amoroso e premuroso che si trasforma in un violento despota nel chiuso di quelle che ritiene le  sue proprietà.

Nel mettere ben in luce gli aspetti psicologici dei protagonisti come anche quelli delle figure minori, nel disvelarsi  della storia, nell’uso delle immagini  e delle inquadrature si vede la mano della grande regista che purtroppo, e questo è il limite del suo lavoro,   si è trovata a muoversi con una sceneggiatura già predisposta e dentro  i vincoli imposti dalla produzione televisiva.

Il risultato finale è molto dignitoso.

Silvana Ferrari.

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