Ruby Sparks

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Regia di Jonathan Dayton e Valerie Faris 

Rcensione di Silvana Ferrari

 

Ruby Sparks è una commedia romantica, ironica, satirica e al contempo serissima con un soggetto nuovo e originale. Non mi riferisco al tema primo del film: il personaggio dello scrittore e della sua creazione  letteraria  che da oggetto di fantasia diventa personaggio umano in carne e ossa - idea già sfruttata in letteratura: il creatore che crea a propria immagine e volontà la sua creatura che, divenuta autonoma e indipendente, gli si ribella. Mi riferisco al tema che nel film è messo prioritariamente a fuoco, della dichiarata incapacità maschile di avere relazioni di scambio serie e reali -  come dovrebbe essere fra tutti gli esseri umani -, con l’altro sesso, le donne.

Il film, con soggetto e sceneggiatura di Zoe Kazan, che ne è anche la protagonista, diventa un lungo processo di autocoscienza maschile, una specie di percorso  di formazione durante il quale il protagonista Calvin, si confronterà con il proprio immaginario di ideale femminile e con i propri desideri e paure nei confronti delle donne.

Calvin, incapace di relazioni reali, crea un essere femminile che risponde ai suoi sogni, che gioisce con lui, lo asseconda, ma che è anche brillante, intuitiva, generosa e intelligente nella misura giusta per divertirlo e affascinarlo.

E Ruby realizza tutte le sue aspettative: non troppo dipendente, che risulterebbe noiosa, né troppo libera, che farebbe emergere  la sua gelosia e la sua eterna insicurezza. Di conseguenza  il creatore Calvin  fa e disfa modelli, che sono sue costruzioni mentali, compiacendo le sue ansie, e  di modelli femminili compiacenti ce ne sono a iosa: dall’ innamorata dipendente fino alla creativamente libera.

Insicuro nel rapportarsi alla donna reale che si è materializzata al suo fianco e inesperto nel vivere l’amore gli resta solo l’esercizio del potere: definire e ridefinire la donna, Ruby, dentro i suoi spazi e nel suo mondo mentale, facendola esistere solo nella relazione con lui.

L’accettazione del confronto, come del rischio di soffrire, è un passaggio, una presa d’atto sia della natura conflittuale del rapporto uomo – donna che  della possibilità di vivere reali relazioni d’amore. La presa di coscienza di Calvin, che è anche una crescita, libera il personaggio femminile dalle strettoie dell’immaginario letterario e psicologico rendendolo indipendente.

La coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris aveva firmato la regia del fortunato Little Miss Sunshine (2007) un film premiato con due Oscar e molti altri prestigiosi riconoscimenti.