Bicicletta verde (La) -Wadjda-

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Regia e Sceneggiatura di Haifa Al Mansou

Recensione di Silvana Ferrari

 

Scorre con leggerezza ed eleganza Wadjda, - La bicicletta verde - di Haifa Al Mansour, primo lungometraggio e prima regista che gira in Arabia Saudita, a Riyad.

Forza e originalità in un film che solleva pietre come macigni sulla libertà delle donne, realizzato nel segno della delicatezza, della poesia e della  speranza. Come semplice e realistico è il suo messaggio: è tempo di raccontare il nuovo, carico di desideri di cambiamento,  di cui l’adolescente Wadjda e il suo compagno di giochi Abdullah sono gli artefici, e non gravare realtà già dure con storie altrettanto dolorosamente note.

Il racconto segue il desiderio di una ragazzina di possedere una bicicletta, in un paese dove alle donne la cosa è impedita. Lei la vuole per poter gareggiare con il suo amico Abdullah. La voglia di libertà passa anche attraverso il fortissimo desiderio di una bicicletta, quando per averla si devono superare tutti i divieti di una legge che impedisce alle donne di esprimere qualsiasi volontà.

E’ un desiderio piccolo, come lo sono quelli delle sue compagne di scuola: dipingersi le unghie dei piedi, mettersi il rossetto, i vestiti colorati,  incontrarsi con i ragazzi. E … non essere date in moglie a 12 anni. Desideri che si propagano, potenti convergenze di forze che diventano fiumi  a cui nulla si può opporre.

Wadjda, gradevolissima e accattivante protagonista, è una ribelle  a cominciare dalle scarpe da ginnastica, dai jeans che si intravvedono sotto il lungo grembiule nero mal allacciato, e dal copricapo spesso sventolante a scoprire i neri capelli ricci.

Sulle piccole leve in grado di scompaginare costruzioni millenarie, la regista che nulla nasconde dello stato delle donne e degli uomini del suo paese - matrimoni precoci decisi dalle famiglie, allontanamento della moglie non più gradita, cancellazione dell’esistenza sociale  delle donne -, concentra lo sguardo.

Sin dai primi anni 2000 Haifa Al Mansour ha iniziato a girare cortometraggi, riuscendo ad aprire la strada a un movimento indipendente di registe che hanno seguito il suo esempio. Ci sono voluti tre anni per completare le riprese e riuscire a portare alla Mostra del Cinema di  Venezia 'Wadjda', primo film interamente girato sul territorio, con un cast tutto saudita, in un paese in cui non esistono sale cinematografiche. "L'unica possibilità che abbiamo per vedere un film è guidare chilometri e chilometri, fino ad arrivare in Bahrain”.