Storia del movimento femminista in Italia, I e II puntata.

Stampa

Alcune osservazioni a caldo dopo la visione del documentario di Loretta Reale,  

di Luciana Tavernini

Penso che sia utile, e questo in parte è stato fatto, presentare la storia del movimento delle donne non come qualcosa di passato ma che vive in noi e nelle giovani perché ciò che si mostra e ciò di cui si parla è un cambiamento simbolico, dunque creatore di senso per la vita che si vive ogni giorno.

Per me il grande momento è stato quello dell’autocoscienza e non delle manifestazioni, a cui ho per altro partecipato. L’autocoscienza costituiva per me la società femminile che autorizzava la sperimentazione di esserci al di fuori di modelli precostituiti, una sperimentazione che molte donne hanno fatto anche in epoche precedenti ma che spesso le ha costrette alla marginalizzazione, a volte alla pazzia o alla morte (penso ad es. alle streghe), quando appunto non sono riuscite a creare società femminile, che esisteva invece in alcuni ambiti (penso ad es. ai monasteri, che ho studiato, alle corti occitane, ai salotti delle preziose, ecc.).

Di questo nel documentario non vi era traccia.

Mi sono riconosciuta invece nel fatto che fosse mostrata la stretta connessione tra personale e politico, il limite sentito nell’emancipazione (il famoso scacco), la delusione rispetto al movimento del ’68 e alla libertà sessuale, che non era vista da noi come disponibilità verso i maschi ma caso mai come un do ut des, che però non veniva ripagato a sufficienza perché il sogno d’amore è appunto un sogno, o una sperimentazione di dove avremmo potuto trovare il nostro piacere: il diritto marxista alla felicità lo volevamo anche noi. Importante era pure il discorso sul doppio lavoro ma poteva essere connesso alla denatalità.

Mi è piaciuto che fosse mostrata la delusione delle madri che sinceramente parlavano dei limiti del mito madre e moglie esemplari e anche il montaggio sui loro discorsi. Bello anche vedere le doppie interviste alla stessa donna in epoche diverse (es. pilota), me ne sarebbero piaciute di più

Bene anche che le interviste siano state scomposte e montate, ma avrei voluto gli interventi maschili  meno lunghi e a più voci, anche se molte cose dette da loro erano intelligenti e dimostravano che il cambiamento era avvenuto anche in loro.

Invece non mi è piaciuto che la voce narrante fosse esclusivamente maschile, avrei preferito una scelta più articolata e motivata e con voci femminili. Il commento a volte mi è apparso un po’ retorico e per questo non so se sempre condivisibile: la retorica offusca il senso.

Mi è dispiaciuto che nella I puntata non fossero indicati i nomi reperibilissimi delle donne del documentario della Cavani o di quelle che parlavano in Assemblea Costituente: è anche questo un modo per cancellarci dalla storia.

Visto che il titolo è legato all’Italia mi è sembrato un po’ troppo romanocentrico e così si sono persi anche pensieri e pratiche. Penso  ad esempio a Milano ad alcuni luoghi, la Libreria delle donne, i Collettivi (via Cherubini, Col di lana,ecc.), le mamme del Leoncavallo, le scuole delle 150 ore, ecc.ma anche ad alcune riviste e libri (Sottosopra,  Lib, Effe, DWF, ecc) ma soprattutto ad alcuni nodi teorici allo scacco, a le madri di tutte noi e alla grandissima riflessione sulla madre, alla genealogia, alla pratica dell’inconscio, alla sorellanza e alla disparità, , tanto per citarne alcuni.

Per non parlare delle novità degli anni Ottanta. Spero che nella prossima puntata si dia più spazio a

questa parte e a tutto il lavoro della pedagogia della differenza, del lavoro sui saperi, ecc.e di altri luoghi e pratiche in Italia, le vicine di Mestre, Diotima, ecc.

Queste mie riflessioni vogliono dimostrare attenzione per il lavoro di Loretta Reale e fornire qualche spunto per renderlo più vero e utile per tutte noi e non solo.