Sentiero (Il)

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Regia di Jasmila Zbanic

Recensione di Silvana ferari

 

Il titolo originale del film Na putu significa in bosniaco essere sul sentiero, sulla strada verso una meta.

Il film parla del cammino che  Luna e Amar, due giovani che si amano, hanno compiuto dopo che una guerra sanguinosa ha distrutto il loro paese, la Bosnia,  segnandoli in perpetuo per le atrocità subite e viste, per la perdita di tanti parenti e amici e di una civiltà di relazioni che fino a quel momento si era sostenuta pacificamente. Ma è soprattutto  del cammino verso il futuro, di cui il film vuole parlare, delle strade che essi sceglieranno di seguire nel progettare le loro esistenze. Se fino ad un certo punto i loro sentieri sono stati paralleli o addirittura coincidenti, il film si sofferma a raccontare quella parte della loro vita in cui alcune decisioni  diventano urgenti e necessarie, tali da poter far divergere le loro mete.

Chi porta dentro la memoria di un passato doloroso, anche da dimenticare, e sente il futuro come  incerto e minaccioso,  facilmente intraprende un percorso rassicurante per sostenere anche illusoriamente il proprio bisogno di certezze e di appartenenza. Così accade ad Amar, controllore di volo, licenziato per i suoi eccessi alcolici. Un compagno d’armi gli trova un lavoro e di seguito,  frequentandolo più assiduamente, aderisce alla sua  comunità wahhabita di  integralisti islamici, trovando la fede, lui, che  come Luna, è un musulmano non praticante. 

Per altri e altre, come Luna, l’impulso è di vivere proiettati nel desiderio di un cambiamento, di dar un senso al proprio futuro anche mettendo al mondo nuove vite.

Luna è bella e solare, fa l’hostess presso la compagnia aerea nazionale e desidera ardentemente avere un figlio con Amar. Se, inizialmente guarda con  stupore e  ironia la trasformazione del compagno in un perfetto fondamentalista, aspettando da lui una qualche spiegazione, ne  prende immediatamente  le distanze quando  la differenza fra loro diventa incolmabile. Ha chiaro quello che per lei è importante e quello che vuole per sé, senza cedimenti: nel suo futuro non c’è posto per persone o ideologie che possano privarla della libertà.

Il film, in qualche momento didascalico e documentaristico, mostra il costante impegno della regista a fornire il punto di vista delle donne sulla nuova realtà del suo paese. (E’ suo il segreto di Esma, Orso d’Oro alla Berlinale 2006).

Sarajevo, in costruzione e in trasformazione, è l’ambientazione adatta per raccontare le difficoltà di chi progetta una nuova vita dovendo fare i conti con la memoria di un passato incancellabile.

La colonna sonora, un’alternanza fra musica tecno balcanica  e litanie coraniche, esprime molto bene l’idea della mescolanza e delle contraddizioni presenti nella sua società.

 

 

Recensione di Silvana Ferrari