Bûche (La) (Il Pranzo di Natale)

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 Regia Danielle Thompson

Sceneggiatura di Danielle e Cristopher Thompson 

 Recensione di Laura Modini

 

La bûche, ovvero ceppo, inteso sia come pezzo di legno da ardere la notte della vigilia di Natale, che come dolce tipico natalizio da noi chiamato “tronchetto”. L’origine di questo rito, ardere nel camino un tronchetto di legno la Notte di Natale, risale a prima del settecento quando nella società contadina era necessario sperare con ardore nel buon raccolto, quindi augurarsi un buon inverno. Tale usanza venne sostituita dalla preparazione del dolce di Natale a forma di ceppo, con cioccolata o marron glacé.

Mi sono chiesta quale fosse l’intenzione della regista nel dare questo titolo al film perché il dolce in questione si vede una sola volta e di sfuggita mentre altre leccornie natalizie hanno ben più importante mostra.

Ovviamente c’entra la bûche perché il Natale, con l’attesa, le ansie e anche la preparazione del pranzo, è il palcoscenico di questo film che vede agire per i quattro giorni precedenti il Natale, tre sorelle, una madre (che vediamo vedova del secondo marito proprio il 21 dicembre) un padre ebreo di origine russa divorziato, un fratello sconosciuto.

La regista, Danielle Thompson, figlia d’arte (il padre Gérard Oury commediografo conosciutissimo in Francia e la madre Michèle Morgan), fin dall’infanzia è stata ammessa nel mondo del teatro e del cinema e del quale ha fatto il suo interesse principale diventando una valida e conosciutissima sceneggiatrice. Debutta, infatti, giovanissima come cosceneggiatrice del padre nel film “La grande vadrouille” e ha continuato così con successo scrivendo sceneggiature per numerosi registi francesi (Claude Pinoteau, Andrzej Zulawski, Elie Chouraqui, Patrice Chereau).

Non deve sorprendere che dopo più di trent’anni di scrittura abbia desiderato cimentarsi nella regia che, guardando questa opera prima, ha dato un ottimo risultato.

Il film si presenta così con una buona sceneggiatura (scritta dalla stessa Thompson con l’aiuto del figlio Christopher Thompson, attore abbastanza conosciuto, ricordate “La Partita” di Marleen Gorris?) e un’ottima regia regalandoci un film intenso ma divertente, sempre al limite del melodramma nel quale però non cade mai, con un tocco di ironia leggera tutta francese anche su questioni pesantissime o addirittura tragiche. Un film che diverte ma che non dice banalità, bello da vedere perché curatissimo nella scenografia, con delle musiche non nuove ma che rendono perfettamente l’atmosfera, offrendoci una Parigi natalizia che è sempre delizioso scoprire.

Un finale tranquillo per un film che non vuole essere denuncia né proposta morale ma solo uno sguardo divertito e ironico sulla vita. E vi assicuro che non è poco se, dopo aver assistito ad un’analisi spietata della famiglia, dei legami parentali in un periodo dove tutti i nodi vengono al pettine, si esce non disfatti, ma serenamente consapevoli che la realtà, di tutti, anche nostra, è anche un po’ così.