Ragazzi stanno bene (I)

Stampa

regia di Lisa Cholodenko

Recensione di Silvana Ferrari

 

Film insolito e interessante. Una commedia che svolge un tema classico, la famiglia, le relazioni fra genitori e figli, genitori in crisi dopo un sodalizio durato vent’anni, figli che crescono e se ne vanno al college. Ma del classico ha solo l’impianto: il punto di vista non è il solito a cui siamo abituate/i.

C’è una famiglia, due adulti e due adolescenti, ma gli adulti sono due donne, Nic e Jules,  legate da una durevole relazione lesbica, madri di due figli, Joni figlia di Nic, e Laser figlio di Jules, concepiti entrambi grazie alla donazione di sperma di un unico donatore. Famiglia ‘non convenzionale’, ma perfettamente funzionale, due brave mamme in un menage super organizzato e consolidato, una bella casa, due figli ben educati, in un ambiente middle-class, attento e sensibile, rispettoso delle scelte sessuali individuali.

La comparsa di Paul, il donatore del seme, sulle cui tracce si sono messi i due fratelli, su iniziativa di Laser, sposta e rompe equilibri conquistati in anni di sincero e onesto impegno, mostrando la stanchezza e il logoramento della relazione fra le due donne, cristallizzata in ruoli insoddisfacenti, provocando la  ribellione di Joni, e l’immediata simpatia di Loser per il padre biologico, in un improvviso bisogno della figura maschile.

Da parte sua Paul, immagine di alternativo con azienda agricolo-biologica e classico macho che alle soglie dei cinquanta perpetua una vita da adolescente, è attratto da quella famiglia e insolitamente desidera farne parte, mettendone a rischio la preziosa costruzione. Lo sconquassamento imporrà a tutti un riesame dei propri sentimenti.

Il film, diretto con un buon ritmo, si avvale di dialoghi serrati  e  della presenza di un cast di valore, fra cui primeggiano due attrici straordinarie: Annette Bening, nei panni di una stressata Nic, e Julianne Moore, perfetta nel ruolo di una frustrata Jules.

Del film ha rilievo l’aspetto politico. Mettere due donne in un rapporto di coppia e genitoriale non è semplicemente una sostituzione, uno scambio di ruoli in una rappresentazione della famiglia che si vuole mantenere tradizionale. Significa ampliare l’orizzonte del nostro immaginario, renderlo più libero rispetto a quanto è abituale nelle relazioni della vita quotidiana.  La sottile intelligenza del messaggio trasmesso, in una commedia che lo vuole rendere opportunamente leggero, sta proprio in quella normalità che vediamo realizzarsi sullo schermo, nella possibilità di rendere accettabili rapporti che ancora non lo sono all’interno del vivere civile. Benché la regista si rifiuti di parlare del proprio privato, nelle interviste ammette che il film nasce da sue esperienze e da quelle di persone con cui è in relazione.

Lisa Cholodenko lavora da anni nel cinema e in televisione;   questo è il suo terzo lungometraggio, dopo Laurel Canyon del 2005. Il film, una classica produzione indipendente, ha girato  vari festival, mietendo premi, dal Sundance alla Berlinale, dal Festival di Roma ai Golden Globe,  e un grande successo di pubblico; agli Oscar 2011 ha ottenuto quattro candidature.