Strani attacchi di passione

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STRANI ATTACCHI DI PASSIONE (Strange fits of passion)

Regia di Elise McCredie

 Recensione Laura Modini

 Sulle sofferenze d’amore nel momento di passaggio da ragazza a donna, sono stati realizzati due film proprio in questi ultimi anni, entrambi girati in Australia da registe esordienti:  “Amori ed altre catastrofi”, il primo, e questo “Strani attacchi di passione”.

Dice la regista di questo ultimo, Elise McCredie, attrice da molti anni sulle scene teatrali australiane, che proprio la mancanza di buoni ruoli femminili l’ha determinata a scrivere “Strani attacchi di passione”, voleva realizzare il desiderio di creare un carattere femminile complesso, intelligente, di impatto forte. Per tre anni, mentre recitava in una commedia a Sydney, nel 1996, ha “coltivato” questo film,  commedia romantica ma equamente personale (potremmo dire intimista), che esplora e segue il viaggio disperato e frustrante di una donna che vuole perdere la sua verginità

(metafora certo anche del passaggio). La storia vuole essere contemporanea, lontana dal convenzionale, dove la nostra eroina, romantica e alle volte anche un po’ cinica, si muove in una serie di disavventure spesso tragi-comiche e rapporti sessuali non cero meravigliosi.

Ancora, la regista afferma che nonostante l’apparenza, il film non è autobiografico, ma ovviamente attinge anche ad elementi autobiografici.

E’ da notare come spesso nei film degli anni ’90, la famiglia, luogo da sempre privilegiato per collocare storie intime, viene sostituita dalla comunità di amici (di università, di lavoro, di stanza) che si consigliano, giudicano, condanano, aiutano, amano.

Il titolo del film estremamente accattivante, è tratto dal primo verso di una poesia del 1799 di William Wordsworth, il poeta romantico per definizione