Cercatori d'oro

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Regia  di Sally Potter

recensione di  Donatella Massara

Cercatori d'oro (The Gold Diggers) è il film d'esordio della regista di Orlando. Gli altri lavori dell'artista inglese sono documentari, oltre a film di notevole bellezza, come Lezioni di tango.
Un filo di continuità è steso fra il film del 1983 e Orlando, ricavato dal romanzo di Virginia Woolf.
Sia l'uno che l'altro parlano del tempo, non il tempo infinito dell'interiorità, il tempo che si interroga sulla durata ma il tempo storico persuasivo e razionale, positivo.
In questi due film di Sally Potter le figure della storia femminile impersonano il tempo mentre segmenta le epoche, oltrepassando i limiti decisi dalla storiografia.
In Orlando la protagonista, donna singolare e simbolica, come nel romanzo attraversa le epoche, la incrociamo fra i labirinti del giardino barocco fino all'apparire, nei nostri giorni, accompagnata da una promettente bambina.

Il primo film a riprova della scelta politica e femminista di Sally Potter è stato girato nel 1981 da una troupe esclusivamente femminile scelta dalla regista.
La storia quasi intraducibile dal punto di vista sequenziale, non è però priva di narrazione. Due donne si alternano, una bianca, Julie Christie e una nera, Colette Lafont, la prima è la donna romantica, la seconda la lavoratrice del XX° secolo, ribelle e alla ricerca di se stessa e della conoscenza.
Entrambe depositano in sé il sapere della differenza, e parlano e si spiegano analizzando, con il sapere di sè, con la soggettività, il rapporto con l'uomo. La donna del XIX° secolo si definisce invisibile; conosce l'altro, l'uomo, attraverso l'intimità, a questo è però sconosciuta, donna che vive della relazione familiare e domestica, simbolo estetico, a volte. E' una donna-figlia ossessionata e incompresa dalla madre. L'altra è senza legami, invece, né genitori, né figli, né marito.
La donna del XX° secolo lavora e interroga l'uomo, l'altro risponde riportando le parole femminili a concezioni generali, astratte, ma lei autonoma e curiosa, parte da sé, dal suo sapere e dalla sua visione del mondo e persevera nella ricerca della verità. Forse queste donne sono stereotipi dell'immagine femminile e ne sono contemporaneamente simboli che dialogano con il tempo della storia femminile.
I maschi sono, invece, simbolicamente i cercatori d'oro; tutti, dal servo al padrone, alla ricerca delle leggi della ricchezza e del profitto idolatrano e portano in trionfo sulla portantina una donna incoronata.

Dopo le avventure di Ruby, la donna bianca, alla ricerca delle sue origini nella terra dei cercatori d'oro storici il film si conclude con il dialogo fra queste due metà femminili:
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<Però so che guardando e vedendo sto cambiando ciò che c'è lì>>.