Woodsman (The)

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Regia Nicole Kassell

Recensione di Laura Modini

Parlare di questo film mi ha posto in grande difficoltà. Il tema non è dei più semplici, anzi!
La mia rimozione ha preso forma innanzi tutto nella necessità che avvertivo a non svelare il segreto di cui accenna il titolo, peraltro aggiunto alla edizione italiana, come a mettere sull’avviso che si tratta di un argomento di cui mantenere il silenzio.
Poi, la mia angoscia prese corpo nella necessità che avvertivo a non lasciarmi prendere la mano nel giudizio, ma anche a non parteggiare troppo, per eccesso, con il protagonista.
Lentamente ho chiarito le mie paure segrete e emozionali.
Il film, strettamente indipendente e a budget contenuto, nasce dalla visione da parte della regista di un dramma teatrale in scena a New York nel 2001 con lo stesso titolo. Sul palcoscenico era il solo protagonista che in un doloroso e serrato monologo raccontava il suo dramma.
Ed eccoci al tema affrontato: la pedofilia. Argomento tabù o ritenuto a grande rischio da parte delle produzioni cinematografiche. Anche se non viene disdegnato dai film di genere triller dove allora abbondantemente si pesca nel torbido dei pensieri pedofili proponendo bambine violate, uccise e violentate. Per poi urlare la condanna a priori dell’orco cattivo, mettendo così a dormire la coscienza.
Nicole Kassell, alla visione del dramma teatrale rimane profondamente colpita e da quel momento sentì il desiderio e bisogno di fare qualcosa, si mise così a scrivere la sceneggiatura di quello sarebbe diventato poi il film, premiata nello stesso 2001 allo Slamdance’s Screenpaly Competition.
Ciò che distingue questo film e lo rende particolare è il ribaltamento dell’approccio : il protagonista, un’ispirato Kevin Bacon, è un uomo che ha molestato due minorenni. Per questo suo crimine ha scontato una condanna di 12 anni di carcere. Libero, deve tentare di ricostruire la sua vita. Ecco che la regista lo colloca in un contesto sociale e lavorativo. E lo segue (quasi come un pedinamento) nelle sue azioni quotidiane: con la sua angoscia di ricadere nel suo “delitto”, con la difficoltà di affrontare anche l’ostracismo sociale con il quale dovrà fare inevitabilmente i conti.
Il film che la regista ha voluto realizzare, impiegando tre anni di vita alla ricerca di finanziamenti difficilissimi da trovare, ha dalla sua una maestria consumata, incredibile se si pensa che è al suo primo lungometraggio.
La tensione che è riuscita a creare si snoda lungo tutto il film fino all’ultimo fotogramma. E, pur entrando emozionalmente nella mente del protagonista (interprete Kevin Bacon, che affascinato dalla sceneggiatura volle essere anche uno dei produttori), non ti permette mai di parteggiare completamente per lui, perché il suo crimine è comunque uno dei più terribili e spessissimo sottaciuto della nostra moderna società.
La regista (con studi alla New York University) vede e propone la soluzione nella possibilità di vivere una relazione adulta, offerta al nostro protagonista da una donna (interpretata da Kyra Sedgwick, moglie di Bacon e da lui espressamente voluta per facilitargli la sua interpretazione) segnata dalla sofferenza, che vede in lui quel “qualcosa di buono” che deve prendere finalmente corpo per realizzarsi.
Ecco il tocco diverso che io voglio maturato dall’essere donna della regista, quel “di più” che ci rende più ricchi: in una situazione al limite, pure c’è la speranza di poter agire per cambiare.
Con questa ricchezza si può continuare a vivere: il nostro “The woodsman” coglierà questa occasione.