Ricamatrici (Le)

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Regia Eleonore Faucher

Recensione di Zina Borgini

 

Dice la Regista: “Quando una mannequin sfila e mostra un bell’abito, non si pensa mai a quanto lavoro è stato fatto per la sua realizzazione, la stessa fatica serve a fare un buon film”.
Un’esultanza alla manualità, alle arti del creare, questa pellicola, propone il sapere smisurato delle donne , in modo intelligente e garbato.
Due ricamatrici, una già esperta l’altra ancora in fieri, ma molto dotata, scambiano tra pailletes e gemme, rasi e rocchetti di sete, pezzi delle loro vite che si intrecciano con i fili sui canovacci del telaio.
Il filo come simbolico della creazione e del rinnovamento e della relazione è il legante fra loro.
Claire è una giovane donna in attesa di un figlio, un errore di percorso. Il padre non promette nulla, lei intuisce e si rassegna presto a dimenticarlo. Si fa carico da sola del problema, non ha ancora deciso se tenere o abortire il suo bambino, non si sente pronta, il rapporto con i suoi genitori non è dei migliori, abita in un piccolo locale e si guadagna da vivere lavorando in un market.
Ha una passione e un talento che la sostengono e le danno molta gioia: il ricamare. Quando la sera, si siede al telaio, dimentica tutti i suoi guai tuffandosi in un mondo magico fatto di ramages, volute, spirali e di paesaggi luccicanti.
Madame Mélickian, invece è una donna già adulta, fa la ricamatrice di professione, ha un laboratorio molto attrezzato, una clientela esigente e prestigiosa. Ha appena perso un figlio per incidente ed è dolorante, la sua vita si è svuotata, si sente sola.
Capita che Claire le chieda di prenderla a lavorare con lei, così le due donne iniziano a frequentarsi e a scoprire giorno per giorno la ricchezza della loro arte, ma anche le angosce delle loro vite. Tutte due soffrono in quanto madri, l’una perché è indecisa ad accogliere il figlio che attende l’altra perché ne è stata privata senza consenso..
La determinazione della giovane Claire a non lasciare la sua maestra nella disperazione, avrà la meravigliosa capacità di ridare equilibrio alle loro vite con speranza, creando con le mani i ricami, come figli da amare e far crescere, finirli in tempo per consegnarli alla vita, eseguirli nel migliore dei modi e poi, accettare di doversene anche separare.
La Faucher dice di aver pensato a questo film un giorno che rammendava un piccolo buco di un golf che le aveva confezionato sua madre, inoltre ha fatto nascere la sua bambina durante la preparazione del film che è durata tre anni, analogie significative per un ricamo pregiato.