Nipotino americano (Il)

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Regia Ann Hui

Recensione di Laura Modini

 

La regista con questo film ci offre uno spaccato di vita quotidiana nella Shanghai inizio anni ottanta, in una Cina che "staticamente" tenta di aprire all’occidente e che non è stata ancora ferita dai terribili fatti accaduti nel 1989 in Piazza TienAnMen a Pechino.
Ecco apparire una Shanghai di periferia, brulicante di persone e di cose, confusa nelle sue innumerevoli case basse con i vicoli che le gremiscono come tentacoli entrando in ogni possibile anfratto.
La cinepresa si sofferma su un uomo qualunque, vecchio e ormai solo. Vive di ricordi circondato dall’affetto a volte impiccione di una vicina e dall’attenzione di una giovane ragazza, vivace, moderna (studia danza, ma non classica!), figlia della donna che lui tanto amò ma che, non dichiarandosi a lei, sposò un amico di entrambi.
In una situazione di così modesta normalità una telefonata dall’America, segnale dell’inizio di un evento destinato a rompere questa esistenza: il nipotino dall’America verrà a vivere dal nonno in Cina.
Ecco che il nostro protagonista si trova a doversi confrontare con un bambino, il suo nipotino, figlio della società opulenta  che  contro la sua volontà, è catapultato in un mondo che gli è estraneo e che non rispetta le più elementari comodità per lui usuali. Eccolo il nostro nipotino giunto in Cina: skate-board sotto il braccio, walk-man attaccato all’orecchio e la perenne gomma da masticare in bocca. Non un saluto! Segue quel vecchio a lui sconosciuto, in silenzio. Quando parla, pur conoscendo il cinese, usa la lingua della sua normalità chiedendo le cose che lui conosce: la sua cameretta, il suo bagno!
Il film si snoda in una serie di “scenette” che bene evidenziano lo spirito cinese, il senso della vita in comune, della comunanza e condivisione anche delle più piccole cose. Un mondo che se sperimentato lascia un segno indelebile. E il nonno vuole capire, confrontarsi, trovare l’equilibrio, la saggezza, quella che disperatamente gli permette di evitare lo scontro.
Sarà la vita stessa, nel suo scorrere di esperienze e di tempo ad offrire ai nostri due personaggi la soluzione. Ciascuno avrà la sua opportunità.
Il vecchio potrà scoprire un affetto da dare e da ricevere ma anche una nuova ondata di pensieri e idee che lo rianimano nello spirito e nel corpo. Il ragazzo potrà scoprire quel mondo sconosciuto che si svelerà giorno dopo giorno, una realtà molto stimolante nella sua diversità. Scoprirà anche il fascino dell’amore che il nonno riesce a trasmettergli.
E allora, non solo i due mondi ma anche le due generazioni così distanti per una serie di contingenze reali trovano una comprensione e tolleranza reciproca che sfocerà in una ritrovata convivenza non solo accettabile ma anche amabile.
In un racconto molto semplice e lineare, la regista ha saputo fondere gradevolezza e contenuti, forse perché lei stessa ha condiviso un’esperienza specularmente simile essendo nata in un paese sperduto del nord-est della Cina Popolare ma vivendo dalla più tenera infanzia nell’americanissima Hong Kong.