Biùtiful cauntri

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Regia Esmeralda Calabria

Sceneggiatura di Esmeralda Calabria - Andrea d'Ambrosio - Giuseppe Ruggiero

Recensione di Anna Di Martino Segno Cinema maggio-giugno 2008

 

Indagine documentaristica sui rifiuti in Campania e tragici risvolti che una cattiva politica di gestione dell’ambiente ha creato in una terra ormai completamente inquinata.
Girato l’anno scorso prima che esplodesse l’emergenza rifiuti in Campania mostrata ossessivamente in televisione a partire dal mese di dicembre 2007, il documentario testimonia come da tempo (già nel 1994 era stato nominato un commissario governativo per l’emergenza rifiuti) si sapeva che il sistema di stoccaggio gestito per lo più dalla camorra sarebbe diventato una tragedia per la popolazione che vive nella zona e che ora non sa più dove gettare la propria spazzatura. I rifiuti urbani sono soltanto una piccola parte, ma molto ben visibile e fastidiosa per la cittadinanza che ci passa a fianco, dell’inquinamento che da anni in modo più o meno nascosto ha invaso una parte della Campania, con i rifiuti tossici provenienti anche da altre regioni. Il fenomeno sia per gli italiani che per i campani è solo ora chiaramente tangibile perché sono aumentati i tumori legati all’inquinamento, muoiono sempre più animali per la diossina nell’aria e le mozzarelle campane all’estero sono guardate con sospetto.
Il documentario firmato da tre autori – Andrea D’Ambrosio, un regista esperto del genere che già aveva girato Pesci combattenti (2003) una famosa montatrice come Esmeralda Calabria e un esponente campano di Lega Ambiente, Peppe Ruggiero, autore di approfondimenti sull’argomento – riesce a restituire allo spettatore la drammaticità della situazione grazie anche alla figura dell’educatore ambientale che come Virgilio porta gli autori all’”inferno”. Il disgusto, la rabbia, la voglia di lottare “anima e core”, provati da Del Giudice, il “Virgilio” del film, sono elementi che dominano l’inchiesta e che danno vitalità al documentario e che non lo fanno diventare una piatta registrazione dei fatti, ma una ripresa vibrante di una tragedia annunciata: All’”inferno” ci sono ogni giorno agnellini, biblicamente animali sacrificali, che muoiono, pecore che si accasciano al suolo, e  agli “umani” che hanno bevuto e venduto il latte delle pecore cosa succederà?
L’amore per la terra delle persone intervistate e di Del giudice che le incontra sembra superare il comprensibile desiderio di scappare da parte di chi vive tra Giuliano, Qualiano, Acerra e Villaricca, il quadrilatero del terrore, dove le eco-mafie hanno imperversato trasformando il territorio in un immondezzaio nazionale. La gente, come le pecore, ha seguito le indicazioni dei potenti del luogo che hanno distrutto l’ambiente della campagna campana senza nessun pudore, impedendo anche la costruzione di un termovalorizzatore che avrebbe in parte risolto almeno l’emergenza spazzatura nelle strade. Le inquietanti intercettazioni con accenti di persone del nord esplicitano che il problema non è solo locale e che faceva comodo che non se ne parlasse più di tanto per non scatenare la questione dei rifiuti industriali gettati in Campania, senza ritegno.
Il documentario con forza pone tante questioni legate all’ambiente e alla politica senza cercare soluzioni, ma con il desiderio che la gente sappia e conosca la situazione, in modo più approfondito rispetto a quanto proposto dai servizi giornalistici, e che nel codice penale si arrivi a riconoscere il reato contro l’ambiente prevedendo sanzioni severe. In attesa della trasposizione cinematografica di Gomorra, Biùtiful Cauntri raggiunge le sale cinematografiche dopo un bombardamento mediatico superficiale ma imponente, un po’ in ritardo rispetto a quando era stato concepito e presentato (Torino FilmFest 2007), e perde della carica innovativa e dirompente degli argomenti trattati, pur rimanendo un importante lavoro di documentazione sulla tragedia campana.