Lucrezia Marinelli

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Amore e altre catastrofi

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Regia e Sceneggiatura di Emma-Kate Croghan

Recensione di Laura Colombo

 

L’occhio indiscreto della telecamera osserva l’intrecciarsi delle vicende di cinque studenti universitari lungo l’arco di una giornata.
Siamo a Melbourne, Mia e Alice si precipitano fuori casa per andare all’Università, discutendo della festa che la sera stessa inaugurerà la loro nuova casa, e della ricerca del terzo inquilino.
Mia è una bella ragazza bionda, impaziente, volitiva, esuberante. Ha appena troncato un rapporto impegnativo con Danni, la sua ragazza, non accettando che lei venisse ad abitare nella nuova casa. I suoi pensieri sono però assorbiti dalle operazioni burocratiche, che a tratti divengono rocambolesche, per il cambiamento di corso di studio. E’ sicura di sé, ed è disposta a mettersi completamente in gioco per seguire il suo desiderio, persino a sfidare l’improvvisa morte di un professore troppo goloso per avere il timbro vitale. Sembra essere meno sicura nel campo sentimentale, dove vive l’ambivalenza tra il bisogno di libertà e la paura di un legame amoroso, tra il bisogno di un amore sicuro e la paura di restare e sentirsi sola.
Alice è una ragazza dolce e insicura, introspettiva ed esigente. Crede talmente poco in sé stessa ed è così perfezionista che da quattro anni sta scrivendo e riscrivendo la sua tesi dal titolo “Doris Day guerrigliera femminista”. Intanto lavora al bar dell’università, cercando di evitare in tutti i modi il suo professore e ricercando l’amore di un ragazzo che deve essere mancino e deve amare i suoi stessi film. Si invaghisce di Ari, che ha l’aria del bel tenebroso e si atteggia a esistenzialista vissuto. Ari è il tipo che ci sa fare con le ragazze, non ha bisogno di convincersi, davanti a uno specchio, che è un “giusto”, e sfrutta il suo charme vendendosi a facoltose signore, avvertendo nel contempo un senso di vuoto.
Infine Michael, il “bravo ragazzo” imbranato, studente in medicina, che vuole scappare dalla casa in cui abita per le feste esagerate che vi si svolgono. Si imbatte in Ari, che diventa il suo modello per gli affari di cuore, e che gli propone la casa di Mia e Alice, e la festa di quella sera.
Ed è proprio durante la festa che gli eventi trovano il loro compimento: Mia ritorna con Danni, valutando che per lei la cosa migliore è rischiare un rapporto d’amore; Alice scopre che Michael è mancino e ama i suoi stessi film, e le cose vanno da sé .
In questo film i personaggi sono molto tipizzati, ma non per questo sono stereotipati. Le vicende seguono il ritmo dell’azione, il ritmo delle cose da fare e da progettare. Per questi motivi, e soprattutto per l’età della regista, ventiduenne all’uscita del film, il film stesso è stato definito “giovane”. Le definizioni sono sempre troppo riduttive. Voglio solo dire che in esso si può vedere innanzitutto l’amore, la passione della regista per il cinema, dato che sono molte le citazioni, da Woody Allen a Hitchcock a Tarantino. E ancora si vede, nelle due protagoniste, la ricerca di un senso di sé e di un proprio spazio, e il tentativo di ascoltare, vivendo, il proprio desiderio, per imparare a orientarsi in ciò che più tiene impegnata la loro mente, l’amore. “Omnia vincit amor” cita il bel tenebroso Ari al termine di una lezione di latino. E questa frase sembra essere il centro di tutte le loro vicende.
Il film è molto gradevole, l’attenzione resta sempre desta e il sorriso sulle labbra non manca. Anche la colonna sonora merita di essere citata, il ritmo è quello del rock-pop britannico con la presenza tonica dei Velvet Underground.

 

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