Lucrezia Marinelli

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Cosmonauta

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un film di Susanna Nicchiarelli
Sceneggiatura di Susanna Nicchiarelli e Teresa Ciabatti – Italia 2009 - Durata 87’

Recensione di Silvana Ferrari

 

Una bambina in abiti da prima comunione fugge da una chiesa; nella corsa cerca di togliersi coroncina, velo e guantini, mentre attraversa piazze, strade e campi di una periferia, con la meta verso un alto e grosso palazzo sullo sfondo. Alla madre, che dietro la porta del bagno pazientemente la implora di tornare: - ‘si fa ancora tempo, la cerimonia non è ancora conclusa’ - risponde, mentre finisce di spogliarsi dell’abito bianco,  che non può farlo perché lei è una comunista.  Questo è il folgorante inizio del film Cosmonauta, opera prima della regista Susanna Nicchiarelli, vincitore al Festival di Venezia 2009 nella sezione Controcampo Italiano.

Siamo nel 1957 a Roma, quartiere popolare del Trullo dove il  P.C.I. ha  una sezione molto attiva e ben radicata e  la bambina è Luciana che lì vive insieme alla madre e al fratello maggiore, rimasti precocemente orfani del padre, ‘un vero comunista’, come viene ricordato e  rimpianto dai compagni. Di che carattere sia fatta Luciana lo si capisce da queste prime scene: testarda, ribelle e determinata, una combattente  nata.

Sono gli anni poco prima del boom economico, del mondo diviso nei due blocchi, quello sovietico e quello americano,  in cui l’Urss rappresenta ancora per i comunisti  il baluardo contro il capitalismo e l’imperialismo; gli anni  delle grandi speranze di progresso e di emancipazione sociale, dei primi esperimenti di viaggi verso la Luna, in cui anche  la sfida spaziale  diventa momento di lotta politica,  e le scoperte  scientifiche e tecnologiche una conquista per l’avanzata delle classi popolari.

Luciana oltre la passione per il comunismo ereditata dal padre, condivide con il fratello la passione per le esplorazioni e le scoperte spaziali. I due dal terrazzino della loro casa guardano il cielo fantasticando sui primi viaggi  della  cagnetta Laika e su quelli, successivi, dei cosmonauti sovietici. Perché i russi sono chiamati cosmonauti, mentre gli americani, i capitalisti, sono astronauti, così ci tiene a precisare il fratello.

Qualche anno più tardi - il film copre un arco di tempo che va dal 1957 al 1963 – Luciana adolescente, è l’unica ragazza a frequentare la sezione giovanile del partito.

Sono anni di grande fermento politico: il PCI ha avuto una buona affermazione elettorale e i socialisti, ’i  traditori’,  si avviano a formare con i democristiani il primo governo di centrosinistra.

Luciana è un’attivista piena di entusiasmo e di idee, tutte  però costantemente boicottate se non derise dagli altri partecipanti, tutti maschi; e se qualche sua idea sfonda il muro di quell’ostruzionismo maschilista, le viene immediatamente scippata diventando la  proposta, ben accolta, di un compagno. Comunque  la sua volontà e la sua incorruttibile perseveranza sono difficili da fermare; tanto che, ostinata sostenitrice dell’importanza del ruolo della donna nel progresso sociale, in una riunione arriva a proporre di inviare  al Cremlino  una lettera per sollecitare la partecipazione delle donne nelle imprese spaziali. Cosa che effettivamente si realizzerà con Valentina Teresckova.

La sua indipendenza di pensiero e di comportamento finisce con lo scatenare  le ire e i divieti del patrigno, fascista e perbenista, ma non solo. Sovente si scontra con  la mentalità  dei suoi giovani compagni  e dei loro padri, che nel loro conformismo poco si differenziano  dal pensiero comune della società di quegli anni. Una società, quella dei primi anni sessanta,   chiusa, bigotta e oppressiva, dagli usi e modelli patriarcali e in cui il ruolo delle donne, anche dai compagni comunisti, nonostante tutti i discorsi sull’emancipazione, è vissuto  come  subalterno.

Per Luciana sono gli anni di formazione e di presa di consapevolezza come giovane donna che vive in un mondo le cui regole e il cui dominio sono prevalentemente maschili. L’unica a cui può confessare le sue delusioni, le sue amarezze e il suo sconforto è un’amica di famiglia, una militante dell’UDI, più anziana  e più ricca di esperienza sul mondo e sugli uomini, che comunque la sprona a  non mollare, a proseguire e a perseverare visto che la battaglia per l’emancipazione è ancora lunga da combattere.

Mentre il rapporto con la madre è fortemente conflittuale: lei e il fratello non le hanno mai perdonato il tradimento della memoria del padre sposando un uomo benestante, ma antipatico e di destra. Le ragioni della madre risultano incomprensibili ai figli.

Per lei sono anche gli anni delle  prime esperienze d’amore e sessuali, prima con l’intellettuale della sezione e poi con il più carino, fra gelosie, tradimenti e riconciliazioni.

Il film ironico, non nostalgico, girato con intelligenza, e ben interpretato, un particolare plauso a Mariana Raschillà, la giovane protagonista al suo esordio, fornisce un quadro della società italiana in  un particolare momento di transizione sociale, culturale ed economico; l’immagine di un periodo di grandi aspettative, di sentore di cambiamenti,   in cui vengono gettati i semi e costruite le premesse per i grandi movimenti della fine degli anni sessanta.

L’esperienza di Luciana è l’esperienza di molte di noi; con la sua ribellione è una precorritrice di tutte quelle giovani donne che poi nel ’68 parteciperanno nelle aule universitarie e nelle piazze  alle lotte studentesche e che saranno  le protagoniste dei movimenti femministi degli anni settanta; quei movimenti che tanto hanno significato in termini di cambiamento sociale e simbolico per la nostra società.

Il film, preceduto da un divertente corto di animazione, è arricchito da interessanti filmati d’epoca sulle esplorazioni spaziali e si avvale di una colonna sonora che reinterpreta,  in forme e in ritmi insoliti, le canzoni d’epoca: Cuore Matto, Cuore, E la pioggia che va, Io che amo solo te, Ti voglio cullare, nessuno mi può giudicare.

Susanna Nicchiarelli ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, è autrice di documentari e di cortometraggi.

Teresa Ciabatti, sceneggiatrice, è scrittrice di romanzi: L’estate del mio primo baci e Giorni felici.

 

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