Lucrezia Marinelli

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Recensioni The Hurt Locker

The Hurt Locker

E-mail Stampa PDF

di Kathryn Bigelow

Recensione di Silvana Ferrari

 

Pochi sono i film che raccontano la guerra in Iraq. Varie le ragioni, quella che più si avvicina al vero è che della guerra in Iraq si sa veramente molto poco e le notizie che ci giungono sono filtrate dai comandi militari americani. Di fatto quello che ci arriva è lo stillicidio continuo e inarrestabile delle notizie di morti e di feriti, iracheni e americani, vittime degli attentati. Macchine che esplodono in un mercato, corpi che si fanno saltare in aria in mezzo ad una fila di persone o a fianco di postazioni militari.
Questo è il punto di partenza del film ed è quello che secondo  Kathryn Bigelow distingue questa guerra da quelle del passato: una grande quantità di ordigni esplosivi improvvisati.
Il film segue la storia di una squadra di tre tecnici - tre militari dell’esercito americano esperti nella demolizione di ordigni - durante le  loro missioni,  in un periodo, poco più di un mese, che precede  il termine del loro contratto e il loro rientro a casa, negli Stati Uniti.
Il racconto si basa sugli scritti del giornalista Mark Boal, sceneggiatore anche del film, che per alcuni mesi  in Iraq  ha avuto modo di seguire e di osservare un’unità di esperti incaricata di disarmare le bombe.
La macchina da presa segue la squadra dei tre militari, James, Sanborn e Eldridge durante le loro azioni in misura molto ravvicinata, passo dopo passo, soffermandosi e riprendendo  nel  dettaglio tutti i particolari, in modo che chi vede, il pubblico, è con loro, in prima fila ad osservare la scena in cui la tensione drammatica è quasi sempre portata a livelli altissimi, quasi difficili da sopportare.
Ciò che la regista vuole comunicare, e lo fa con particolare maestria e intelligenza, è il sentimento di  paura, lo stato di tensione in cui vivono e sono immersi i soldati e tutta la popolazione irachena; paura e diffidenza che invadono la città di Baghdad, come tutte le altre, e che alimenta la vita quotidiana resa caotica, disordinata e in preda al panico a causa della guerra. E’ la paura di morire, di non avere un futuro, di pensare sempre che quel momento vissuto sia l’ultimo della propria vita.
E in particolare questi tre soldati, che in altri film di guerra avrebbero facilmente assunto il ruolo di eroi, vengono qui spogliati di questa aura, e i loro corpi messi in scena bagnati dal sudore della paura, le mucose secche e le lacrime che arrivano liberatorie; resi alternativamente isterici, violenti o gelidamente umoristici, incapaci di esprimere quello che provano, dentro un orizzonte in cui nulla ha più valore o senso, e poche sono le cose che ancora commuovono.
I tre personaggi esprimono sinteticamente i caratteri che la regista vuole rappresentare. Eldridge, il più giovane e più inesperto, di fronte a simili emozioni, si interroga sulla sua paura della morte, sul senso dell’uccidere e ne chiede spesso ai suoi compagni; quando in un’azione, ammazza per la prima volta un uomo, piange terrorizzato, ma  nel momento in cui gli altri si congratulano con lui, diventa fiero di sé, finalmente  parte del gruppo. Sanborn, il  più razionale e pratico, colui che esegue gli ordini senza farsi troppe domande, sfiorato dalla morte, ne è letteralmente sconvolto e  riesce finalmente a progettarsi un futuro: il  ritorno a casa  e  un figlio con la fidanzata. James, l’artificiere, il geniale e  folle esperto del disinnesco delle bombe, vive il confronto continuo con la morte come una sfida di cui non può fare a meno, una pericolosa vertigine che lo possiede e da cui è dipendente. Tutti e tre cercano il modo per uscire vivi dalla guerra. Ma James della guerra non  può liberarsi. Esemplare la scena del supermercato, al suo ritorno a casa, in cui di fronte agli scaffali pieni di cereali non riesce a decidere quale tipo comprare, penosamente imbarazzato nella scelta: certo è che la vita di tutti i giorni non fa per lui. Non a caso il film inizia con la citazione del  Premio Pulitzer Chris Hedges: ‘La furia della battaglia è spesso una potente e letale dipendenza, perché la guerra è una droga.
Il film, presentato alla Rassegna Cinematografica di Venezia del 2008 e indicato da molti critici come un probabile candidato al Leone d’Oro, ha suscitato molte discussioni e perplessità, data la complessità del tema e  in alcune occasioni la regista è stata accusata di non aver preso esplicitamente posizione contro la guerra in Iraq. A mio parere questo film, non solo è contro la guerra in Iraq, ma è contro tutte le guerre.  Inoltre aggiunge un ulteriore  sguardo sul mondo delle emozioni maschili.

 

News

Immagine
Rassegna l'Occhio delle Donne 2015

Giovedì 26 Febbraio 2015 ore 21.00  inizia la rassegna l'Occhio delle Donne al Cinema Rondinella Viale Matteotti 425 a Sesto S. Giovanni. La... Leggi tutto...
Serata per Antonia Pozzi

Sabato 11 Ottobre alla ore 18 Presso la Libreria delle Donne di Milano - Via Pietro Calvi 29 - sarà presentato il documentario Il cielo in me. Vita... Leggi tutto...
Immagine
13 Marzo - In viaggio con Cecilia

Giovedì 13 Marzo ore 20.30 al Festival di Cinema Sguardi Altrove allo Spazio Oberdan di Milano il film In viaggio con Cecilia di Cecilia... Leggi tutto...
Immagine
Rassegna 2014 - Desiderio e determinazione femminile

DESIDERIO E DETERMINAZIONE FEMMINILE Ci piace sempre parlare di libertà femminile. In questi anni assistiamo alla sua affermazione in un movimento... Leggi tutto...
Vision 15 febbraio 2014

Sabato 15 febbraio alle ore 17.30 presso la Libreria delle Donne di Milano l'Associazione Lucrezia Marinelli ripropone il film Vision di Margarethe... Leggi tutto...
Immagine
BOOKCITY MILANO 2013

BOOKCITY MILANO 2013 VisiondiMargarethe von Trotta sabato 23 novembre, ore 17.30 La Libreria delle Donne e l’Associazione Lucrezia Marinelli, ... Leggi tutto...

email
CONTATTACI: info@lucreziamarinelli.org

Tel: 02/2482672

Tel: 02/2424640

Tel: 02/2553213

facebook


Sito realizzato da: Marco Ruberto