Lucrezia Marinelli

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Cose che verranno (Le) (L'avenir)

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Le cose che verranno  (L’avenir)

Orso d’argento per la regia - Berlino 2016

Regia e Sceneggiatura: Mia Hansen Løve

Interpreti: Isabelle Huppert, André Marcon. Roman Kolinka Edith Scob, Sarah Le Picard

Distribuzione: Satine film

Paese:   Fra/Ger 2016 -  102’

 

Ci sono momenti in cui le cose paiono disfarsi. I figli mettono su casa, il marito, costretto a una scelta, va a vivere con una donna più giovane, la mamma piano piano si raggrinzisce e infine muore, e persino la casa editrice accademica per la quale la protagonista cura una prestigiosa collana decide di rendere copertine e contenuti più appetibili e “moderni”. , dice Nathalie disgustata agli editori, ormai preda degli esperti di marketing, per i quali vendere, come in questo caso, filosofia o caramelle è la stessa cosa: Nathalie è sulla sessantina, benestante, colta, attiva nel suo rapporto intellettuale e talvolta conflittuale con gli studenti di liceo ai quali insegna filosofia, bella casa parigina e un’altra molto amata in Bretagna, che però deve lasciare perché è di proprietà della famiglia del marito, docente della stessa materia all’università, incappato come spesso accade nel coup de foudre della mezza età. , è la prima reazione di Nathalie all’annuncio dell’abbandono. Seguita poi, però, dalla sconsolata constatazione dei vuoti apparsi tra i libri (in comune) e dalla stizzita liquidazione in pattumiera dell’enorme, imbarazzante mazzo di peonie che l’ormai ex marito le fa recapitare. Che fare della libertà totale ritrovata, che fare della vita? Ospitare, certo. Pandora, la gatta nera e cicciona che ha vissuto sempre sdraiata ai piedi di sua madre, una volta che questa deve essere ricoverata in un istituto. Andare al cinema la sera da sola. O passare le vacanze nella casa in montagna nella quale è andato a vivere, in una sorta di comune, l’ex studente preferito.  Per accorgersi magari che ci sono esperienze e ideali non più condivisibili. Costruito su una Isabelle Huppert straordinaria, nervosa o dolorante, ironica o arrabbiata. Le cose che verranno, quinto, bellissimo film di Mia Hansen-Løve, ha l’andamento fluido del tempo che passa, inavvertito fino a un certo punto. Fino a quando, appunto, le cose che si sono costruite si disfano. E la vita diventa “la vita degli altri”, le nuove coppie, le nuove famiglie, ma anche le nuove collane editoriali, le nuove parole d’ordine politiche e filosofiche. Quando la gatta Pandora vede per la prima volta dalla finestra un bosco, ci pensa un po’ su e poi si addentra decisa nella wildlife, dalla quale torna portandole in regalo una piccola preda. L’istinto la muove, anche in vecchiaia. Lo stesso che induce Nathalie a scelte amare. Tenerissimo, imbastito nell’ironia e intriso di malinconia. Le cose che verranno racconta l’improvvisa apparizione dell’avvenire (L’avenir è il titolo originale) nel momento in cui questo non c’è più. E tra una tavola imbandita e un nipotino che piange in camera, Nathalie sceglie quest’ultimo e la macchina da presa indietreggia nel corridoio, indugia un attimo sulla sua sedia vuota, mentre in colonna sonora parte Unchained Melody nella versione dei Fleetwoods, canzone sullo scorrere del tempo.

Emanuela Martini – Film TV

 

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