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Io e Lei

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                                                                                                                     Io e lei

                                                                                 un film di Maria Sole Tognazzi – Italia 2015, 104’

di Silvana Ferrari

Non è facile raccontare l’amore tra due donne, mettere in scena la quotidianità fra impegni di lavoro e momenti di intimità, mostrarne la ripetitività nei gesti, nelle abitudini, nelle piccole ossessioni maniacali, nella necessità di spazi e tempi personali come nella condivisione del piacere dato dalla reciproca compagnia. Perché se si fa eccezione dal circuito molto esclusivo del cinema indipendente gay e lesbico che, a partire dalla metà degli anni settanta ha portato i suoi pregevoli contributi – ne cito uno per tutti, Go fish, il film cult di Rose Troche (1994) – non ne esistono molte altre rappresentazioni.

Ero consapevole di ciò mentre scorrevano le scene di Io e lei, l’ultimo lungometraggio di Maria Sole Tognazzi, di cui è anche sceneggiatrice insieme a Francesca Marciano e Ivan Cotroneo.

Ancora oggi parlare nel cinema di sessualità femminile nell’espressione della sua soggettività libera trova molte reticenze. È del 2010 il film di Lisa Cholodenko I ragazzi stanno bene – premiato ai Golden Globe e con quattro candidature agli Oscar – che raccontava di una relazione stabile fra due donne, ognuna delle quali con un figlio avuto con la fecondazione artificiale; era ambientato nei quartieri agiati di Los Angeles fra la borghesia liberal dove l’esistenza di queste nuove famiglie non costituiva un’eccezione, assorbita com’era in una consolidata coesistenza.

Per queste ragioni mi pareva interessante portare qualche riflessione sul nuovo lavoro della regista, su come il soggetto del film abbia trovato la giusta ambientazione in uno scenario tradizionale, quello della media borghesia romana di professionisti affermati, non particolarmente sensibile ai nuovi rapporti di convivenza che stanno venendo allo scoperto e lontano dal mondo della trasgressione o della intellettualità di sinistra. Evitando stereotipi di ruolo ha mostrato come, all’interno di case borghesi ben arredate, non si muovono più le vite di famiglie tradizionali; in un contesto sociale in grande trasformazione inscena il cambiamento nei rapporti familiari e di coppia e lo vuole mostrare come un processo in atto per cui la relazione fra due donne è visibile, di fronte a tutti e accettata.

Al centro del film stanno le difficoltà, i conflitti e le stanchezze della coppia Federica e Marina, contraddizioni che assumono particolare evidenza nel personaggio di Federica, donna nevrotica e insicura, le cui reticenze, dubbi e ritrosie spiegano la sua confusione e la poca chiarezza sui propri desideri sessuali, lei che nella coppia si considera l’eterosessuale.

La costruzione di questo personaggio controverso permette alla regista di mostrare una storia d’amore tra due donne che trascende le rigide gabbie delle cosiddette predisposizioni sessuali, una positività in più del film e una vittoria del femminismo che ci ha trasmesso il senso dell’amore fra donne come una scelta libera.

Se al film di Maria Sole Tognazzi si riconoscono questi meriti le critiche, che sono d’obbligo e importanti, diventano meno distruttive. Ad esempio la recitazione molto trattenuta, soprattutto di Margherita Buy rispetto a Sabrina Ferilli, pare mostrare una qualche difficoltà dell’attrice di immergersi completamente nella parte, quasi spaventata nel dare voce e corpo alla sessualità fra le due donne. Poi ancora: la conclusione del film pare poco meditata proprio nelle ultime scene che sono quelle risolutive; come totalmente trascurata appare la narrazione delle premesse della loro la storia d’amore, quell’attrazione, quell’innamoramento che spiegherebbero una convivenza di cinque anni, mentre tutto si concentra sulla crisi del loro rapporto, scelta registica anche comprensibile per far meglio emergere nel conflitto le differenze dei due caratteri.

Per finire: ho trovato di particolare efficacia simbolica la scena in cui Federica, madre di un figlio ventenne, cerca un rifugio momentaneo nella casa che il ragazzo condivide con altri studenti, e quelle scene che mostrando le sue riflessioni, in flashback e attraverso opposizioni di immagini, confrontano le sue relazioni con gli uomini e quella con Marina: determinanti per sciogliere i suoi dubbi.

 

 

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