Lucrezia Marinelli

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Gemma Bovery

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Gemma Bovery

 Regia:  Anne Fontaine.

 

 

 

 

Da sette anni Martin Joubert ha lasciato Parigi per la provincia dove è convinto di aver trovato equilibrio e tranquillità. Panettiere nella panetteria paterna, Martin ha una grande passione per la letteratura, Gustave Flaubert su tutti. Sereno fino alla noia, Martin impasta e ascolta France Culture, che 'legge' "Madame Bovary", il suo romanzo preferito. Tra il pane sfornato e una pagina sfogliata, il panettiere bobo ancora non sa che la vita può avere più fantasia della finzione. Di fatto, una coppia di inglesi si trasferisce in Normandia nella casa adiacente alla sua, lei si chiama Gemma Bovery, lui Charles Bovery. Sorpreso ed eccitato da quella coincidenza, Martin diventa assiduo frequentatore dei coniugi ma soprattutto fanatico ammiratore di Gemma che, bella e insoddisfatta, incarna l'eroina dei suoi sogni. Deciso a sapere di più di quella creatura precipitata dalle pagine di Flaubert, Martin ne spierà ogni respiro, disponendone il destino.
Anne Fontaine prosegue la sua indagine sul desiderio, adattando la graphic novel omonima di Posy Simmonds. Ambientato in Normandia, dentro un 'teatro borghese' circoscritto tra una panetteria, uno château e un vecchio casale, Gemma Bovery ruota intorno all'apparizione di una giovane donna inglese che ha nome e condotta flaubertiana. Almeno per Martin, lettore accanito di romanzi e già innamorato dell'amore, che in fondo non aspetta che un incontro, un'altra, un (s)oggetto che si presti a funzionare come tela sulla quale proiettare il proprio fantasma letterario. Gemma Bovery, inglese sul continente, è esattamente l'argilla con la quale modellare l'eroina immaginata dal proprio pre-sentimento. Un sentimento precostituito nell'immaginario del protagonista che non può non contribuire a determinare la forma stessa del suo sentire e che non può che renderlo prossimo alla Emma di Flaubert, più di quanto lo sia la Gemma dell'Arterton. La commedia di Anne Fontaine d'altra parte non è un adattamento del celebre romanzo francese ed è lontana da qualsiasi ambizione di illustrarlo. Certo Flaubert è onnipresente nel film come lo è dentro la vita di Martin ma Gemma Bovery non è propriamente flaubertiano, è piuttosto una commedia che conserva lo spirito di Flaubert e lo combina con l'umorismo britannico di Posy Simmonds, la scrittrice e illustratrice inglese che ha collaborato alla sceneggiatura con Pascal Bonitzer. E poi è la stessa Gemma a ribadirlo a gran voce, rivendicando il principio di realtà e il proprio sé ("Io non sono Emma Bovery, io sono io"), ricacciando il gioco di manipolazione di Martin, stanato dal suo ripiegamento romantico dalla forte carica istintuale della donna. Gemma Bovery incontra personaggi antagonisti e osserva il conflitto, anche sociale, che producono. La messa in scena, sempre lontana dall'essere radicale quanto i soggetti che la regista predilige, riconferma il suo cinema pudico che elude la frontalità, resta sempre a una distanza ragionevole dai corpi e dagli amplessi e si appoggia su attori e attrici credibili.

Recensione di Marzia Gandolfi - MyMovies

 
 

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