Lucrezia Marinelli

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Gabrielle

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Gabrielle

 Regia:  Louise Archambault 

Premio del Pubblico Locarno 2013

Affetta dalla sindrome di Williams-Beuren, Gabrielle è una giovane donna con una straordinaria vocazione musicale che, dopo aver incontrato Martin al centro ricreativo ed essersene innamorata, decide di andare a vivere con lui. Le famiglie ostacolano il legame e nel corso della preparazione di un importante festival musicale la ragazza cerca con tutte le forze di dimostrare indipendenza e autonomia. Storia d’amore e complicità nell’incontro tra due solitudini, tra gioie repentine e cambi di umore, Gabrielle, che ha vinto il Premio del Pubblico lo scorso anno al festival di Locarno, getta uno sguardo lucido e appassionato sulla faticosa costruzione della quotidianità, sulla paura di accettare l’isolamento determinato dalla malattia, sul disagio della separazione, sulla vittoria della passione. L’autrice, con pudore e leggerezza ruba alla vita dettagli e stati d’animo, penetra nei sentimenti ma riesce a raccontare in un’opera fragile, lirica e istintiva la ricerca di piccoli e delicati equilibri, rispettando ansie e timori protettivi di parenti e genitori. Riuscendo a coniugare realtà e artificio, la regista, come nel primo lungometraggio Familla, cerca sempre nuove angolazioni nel considerare la paura dell’abbandono, il desiderio di realizzazione personale, con un cinema elementare ma efficace, semplice e diretto, didattico senza essere didascalico, puntando sulla completa immedesimazione dello spettatore e coniugando i linguaggi della cronica famigliare con quelli del recital. Gabrielle è un film energico, nudo e intelligente che rispecchia tutti i punti di vista, indaga sui misteri della comunicazione senza precipitare nel ricatto sentimentale ma analizzando gli effetti isolanti e disturbanti della malattia e i desideri sentimentali e sessuali della coppia. Il film racconta il coraggio di chi lotta per affermare principi e ragioni, riproduce i sensi di colpa e la libertà di ragioni e attitudini. Gabrielle è il ritratto realistico di una donna che ritrova serenità attraverso i ritmi naturali della passione, mostra sfumature e sottigliezze dell’incapacità di comprendersi , in un racconto romantico e corale sull’etica della speranza.

 

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