Lucrezia Marinelli

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Prima volta (La)

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Regia di Joyce Chopra

 “La prima volta” della statunitense Joyce Chopra è un’incursione nel mondo delle adolescenti, abbastanza esplorato dal cinema femminile. E’ tratto da un romanzo della scrittrice Joyce Oates e interpretato da Laura Dern, la Rosa Scompiglio del recentissimo film di Martha Coolidge.

Connie è la più spavalda di un trio di amiche in cerca di trasgressioni, giocate però nel tradizionale e rassicurante ruolo della scoperta dell’altro sesso. Forse più che di scoperta, almeno in una prima fase, è meglio parlare di farsi scoprire, provocare il mondo allo scopo di diventare oggetto della visione maschile. La più acerba delle tre ragazze si ritira dalla sfida non appena questa sta per tradursi in realtà; la seconda è fermata dall’intervento della famiglia. Connie è quella che lo conduce più avanti, favorita dalla lontananza della casa, ma ancora di più dalla distanza affettiva dalla famiglia.

La casa, infatti, è molto isolata, distante dal centro abitato, ma ancor più distante per la mancata autonomia di trasporto.

La madre è una donna senza autonomia economica e nemmeno di movimento, priva di relazioni con altre donne, all’infuori di quelle telefoniche con le sorelle, banalizzate nel pettegolezzo, e di quelle con la figlia maggiore, incapace di autorità femminile: per ottenere qualcosa dalla figlia deve ricorrere al marito. Mancando l’autorità la relazione madre-figlia può essere solo conflittuale: la madre chiede molto ma è poco disponibile, offre solo una generica affettuosità che è ovviamente respinta.

La figlia ha un'assoluta a-progettualità; ha interrotto gli studi e non intende lavorare. Anche con la sorella maggiore, tetra ragazza modello, la comunicazione è impossibile. Connie rimane sola ad affrontare la sua “prima volta”. Ma si trova di fronte non più un coetaneo con cui poter fermare il gioco quando vuole, bensì un uomo sconosciuto e molto minaccioso, che con crescenti intimitazioni riesce a piegare i suoi reiterati rifiuti. Sul fatto che si tratti di stupro non ci sono dubbi, perché al di là del comportamento dell’uomo e dell’amico di questi, sono evidenti la paura e lo smarrimento della ragazza.

Dopo “la prima volta” Connie è cambiata, ha perso la sua smagliante baldanza e cerca il conforto della famiglia. Ma non sembra il frutto di un'acquisita capacità di relazione (ci prova con la sorella, ma si rimangia subito tutto), bensì un ritirarsi dalla durezza del mondo per leccarsi le ferite.

 

Recensione di Chiara Visentin

 

 

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