Lucrezia Marinelli

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Trionfo dell'amore, o l'erede delle preziose (Il)

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Il trionfo dell'amore o l'erede delle preziose

 

Regia di Clara Peploe

Recensione di Gabriella Lazzerini

 

Salutato con applausi a Venezia, People ambienta nella campagna toscana un pièce di Marivaux: trasporta la vicenda da un’immaginaria Grecia antica in cui l’autore l’aveva collocata ad un meno immaginario settecento, dove regna il dominio della ragion filosofica sulla passione, e dove le donne si esaltano per la scienza.

Un Arlecchino servo e un Dimas giardiniere che imbroglia il linguaggio portano il ridicolo della commedia dell’arte. L’illusione scenica a tratti si spezza, quando la regista inquadra in un prato, in un angolo di giardino, gli spettatori che assistono alla commedia.

Ma la filosofia autosufficiente e misogina è destinata a soccombere sotto i ripetuti assalti che, a colpi di parola, le assesta Phocion-Aspasie-Leonide, principessa di Sparta, travestita da giovane uomo.

La trama è semplice, e non sto qui a ripeterla. Dirò piuttosto quel che mi ha colpito in questo film algido e splendido, in cui la sapienza dei dialoghi parla all’intelligenza per arrivare al cuore.

Per molte donne l’erotismo viaggia attraverso la parola: parlare d’amore è un godimento maggiore di quello che danno i corpi. Lo avevano scoperto, teorizzato, ne avevano fatto oggetto di interrogazioni, dispute, lettere, romanzi, ma anche cartografie dedicate ad illustrare i confini e il paesaggio dei sentimenti le nostre antenate Preziose.

Dell’arte di parlare d’amore si sapevano maestre, e parlando d’amore si arriva a parlare del mondo. A dispetto delle leggi, che volevano sottomesse (siamo in Francia, nel 1660, un secolo prima di Marivaux) desideravano un mondo più vicino a loro. Grazie alla parola, al piacere di conservare, fecero opera di civiltà, cambiarono il costume, il mondo di parlare, di scrivere, crearono una “civiltà della conversazione”, come l’ha chiamata Benedetta Craveri, in un bel libro che vale la pena di leggere.

E l’eroina di questo film appare l’erede di questa sapienza di modificare la realtà attraverso la parola: ragionando, esponendosi in prima persona, in un sottile equilibrio fra dire la verità e piegarla ai suoi scopi, riesce a ottenere che si faccia giustizia e che l’amato le corrisponda.

Convince il filosofo Ermocrate dell’importanza del cuore, e libera Leontine, che dopo aver rinunciato alla sua passione per quello che credeva un giovane pretendente si butta con coraggio nell’impresa scientifica e scopre l’elettricità.

La protagonista mette insomma ordine nel mondo senza violenza, senza sangue e lasciando tutti contenti. Anche spettatori e spettatrici che, dopo aver goduto del piacere dei dialoghi e dell’intrigo, possono avere materia per riflettere sulla forza di questa scoperta che le dame del seicento hanno lasciato in eredità ai secoli successivi.

 

 

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