Lucrezia Marinelli

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Ci sarà la neve a Natale?

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Regia e Sceneggiatura di Sandrine Veysset in collaborazione con Antoinette de Robien

 

Non ha neanche trent’anni Sandrine Veysset, e senza falsa modestia confessa che tutto il successo del suo primo film davvero non se lo aspettava. Lei che studiava lettere e la macchina da presa l’ha conosciuta grazie a Carax per il quale ha lavorato come scenografa in Gli amanti di Pont Neuf . Ci sarà la neve a Natale? E’ stato in Francia il “caso” dell’anno. In testa al box-office, superpremiato (César 97, Luis Delluc, miglior film francese dell’anno, premio opera prima France-Cinéma) e senza essere accattivante anzi con personaggi difficili se non sgradevoli in una campagna molto poco idilliaca. <>. Sandrine è nata in Campagna, a Avignone, e dunque è una realtà che conosce in modo diretto. <>. L’elemento fiabesco è presente, c’è anche l’Orco cattivo, il padre-padrone, che pensa di poter disporre dei figli come vuole. A lui interessano solo i soldi, che gli danno potere su tutta la famiglia. La madre invece è l’operaia, lavora tutto il giorno nei campi, è più debole, più esposta, non ha denaro eppure ha un potere maggiore che è quello dell’amore. Ma, la madre è contraddittoria: . Nella famiglia c’è anche molta violenza, e il film racconta quello che quotidianamente leggiamo sui giornali. Rispetto poi al tentativo di stupro del padre sulla figlia, probabilmente ha a che fare con quel senso di dominio che il padre pensa di poter esercitare su tutti. Nella storia è il punto di rottura, è quando la madre lo caccia di casa, o almeno ci prova, e comunque lo esclude interamente. Tornando al tema della favola, la regista aggiunge che il film fa riferimento all’universo fiabesco che è molto crudele e semplice. <Piccola fiammiferaia o a Hansel e Gretel, a Pelle d’asino… C’è un percorso di sofferenza che poi si apre nel finale, che di solito detesto. Detesto leggere “si sposarono e vissero felici e contenti”. Ma perché devono sposarsi? Nel film si parla di una situazione un po’ dura, ma credo che in fondo quei bambini sono felici pur vivendo cose difficili. Sono liberi, sono un gruppo, sono complici, sono amati. Penso che l’infelicità sia la mancanza d’amore. E mi spaventano quelle rappresentazioni di bimbi perfetti e individuali>>.

 

Da un’intervista a Sandrine Veysset di Cristina Piccino tratta dal Manifesto

 

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