Lucrezia Marinelli

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Sister

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Sister – L’enfant d’en haut un film di Ursula Meier – Fr/Svizzera 2012 – 97’

 recensione di Silvana Ferrari

Ursula Meier ama indagare le relazioni familiari, puntare l’obiettivo su quel microcosmo di legami in situazioni limite, collocandolo in ambienti che diventano a loro volta parte integrante della storia. Lo ha fatto con il film precedente Home, sua opera prima,  presentato a Cannes nella Semaine de la Critique nel 2008, e ora con l’ultimo lungometraggio, Sister-L’enfant d’en haut, vincitore alla Berlinale 2012 dell’Orso d’Argento.

Il film parte con una storia semplice, una prima storia che giocando sull’apparenza delle immagini – e sul nostro immediato coinvolgimento – diventa, nel suo svolgimento, un’altra, mentre una serie di indizi ci suggeriscono che quello che stiamo vedendo non è quello che è: la realtà vera è diversa;  al suo disvelamento, la regista ci accompagnerà, scena dopo scena:  la  storia che inizialmente pensiamo sia la storia che stiamo vedendo si ribalterà in un’altra narrazione. Una trama e una sottotrama.

Il film si muove su più piani, e gioca su continui contrasti visivi. C’è un sopra e un sotto. Un film ‘verticale’, lo ha  definito Ursula Meier. Il sopra dei campi da sci, dei ricchi turisti che frequentano la stazione sciistica e  il sotto grigio e desolato dei casermoni popolari, della gente povera che tira a campare. 

C’è un ragazzino dodicenne, Simon, che corre incessantemente fra il sotto e il sopra, collegati dalla funivia, in una compulsiva rincorsa dei due mondi: il mondo dei soldi, vitale, animato da bella gente, dove fa i suoi affari rubando e  rivendendo tutto quello che trova e in cui può fingere un’altra identità, e  il mondo degli affetti rappresentato dalla sorella Louise, unica e sola parte della sua famiglia, il cui amore crede di poter comprare come tutto il resto.

La figura di Louise, da ragazza sbandata con un disperato bisogno di uomini a cui affidare la propria esistenza, acquista nella seconda parte consistenza e complessità: si intuiscono nel suo passato di adolescente ribelle la trasgressività  delle scelte,  e la sua attuale disperata solitudine di fronte all’incapacità di essere presente  a se stessa e alle proprie responsabilità.

Simon e Louise, legati in un rapporto d’amore spietato, sono complici e al tempo stesso divisi da un mondo di bugie e di apparenze. Una serie di scene verità ad alta potenza drammatica  li porterà a rompere quello schema ben collaudato aprendo sul loro futuro uno scorcio di speranza dove,  a ruoli decisamente invertiti, Louise si fa carico del proprio passaggio nel mondo adulto.

Intrigante e avvincente la costruzione e il montaggio della storia in cui la visione realistica è in funzione di una narrazione decisamente metaforica. Un gioco sull’apparenza, la creazione di una identità e la messa in scena di un rapporto, per sopportare la realtà, nell’illusione di una vita che comunque non salva dalla disperazione. Simon e Louise mostrano quello che non sono, ma il mondo luccicante dei ricchi  - di quelli che stanno sopra - è maestro di crudeltà, indifferenza ed egoismo.

 

 

 

 

 

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