Lucrezia Marinelli

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Hysteria

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Regia di Tania Wexler   

   Recensione di Silvana Ferrari

 

 

Tanya Wexler  è una regista indipendente e femminista.

Il suo film Hysteria a regia, sceneggiatura e produzione femminili, è l’occasione intrigante e trasgressiva di parlare, attraverso una storia romantica, di un’invenzione, quella  del vibratore, considerata ancora oggi un tabù visti i numerosi ostacoli economici frapposti alla realizzazione del soggetto.

La commedia è il genere che ben si adatta a trattare argomenti importanti e seri con spirito libero e leggero se si ha l’intelligenza della misura e l’eleganza nella regia.

Di fatto il film si sviluppa come una commedia romantica e l’argomento è trattato con garbo e  rara finezza; anche i personaggi si muovono, con una gradevole e brillante recitazione, nell’atmosfera di una  commedia un po’ fiabesca.   Ma nel film c’è molto di più e non si tratta di cose di poco conto: c’è la sessualità femminile e la lunga lotta per la sua liberazione, il corpo delle donne e la sua rappresentazione nella visione  della medicina tradizionale dell’epoca.

Siamo nel 1890, in pieno periodo vittoriano, e la società inglese vive impaludata in una rigida divisione dei ruoli sessuali e sociali di classe dove la famiglia è l’istituzione che li alimenta e li sostiene.

La famiglia del dottor Dalrymple, medico specializzato nella cura di ricche signore della borghesia londinese affette da quei disturbi femminili classificati come ‘isteria’, insieme al giovane praticante dottor Mortimer Granville, e al suo amico, lord Edmund St. John-Smithe, inventore dei più svariati e pazzi congegni elettrici, nonché aristocratico rappresentante della ricca società, fanno da scenario al film. Mentre la centralità sta nella rappresentazione della lotta fra i sessi in una società  rigidamente sessista dove  il corpo delle donne è il campo di battaglia per l’affermazione del  dominio  maschile; e nel parlare di ‘isteria’ il  contenitore di  tutti i disturbi così detti femminili, curata inizialmente con manipolazioni in zona vaginale fino all’isterectomia e alla detenzione in manicomio, le ultime due  ancora praticate fino al 1954.

L’ignoranza della classe medica era tale per cui il piacere sessuale nelle donne poteva derivare solo con la penetrazione dell’organo maschile: l’orgasmo provocato dalle  manipolazioni prescritte come cura era considerato un parossismo in grado di placare la donna isterica. E non poteva figurarsi diversamente nella mente dei nostri due medici Dalrymple e Granville, mentre procedono alacremente con i loro trattamenti rimpinguando contemporaneamente le tasche, e per l’inventore pazzo non in grado di capire, neppure lontanamente, l’utilizzo pratico di ciò che ha inventato.

I due caratteri femminili, nelle figure delle sorelle Emily e Charlotte Dalrymple, completano il quadro familiare nella schematizzazione dei ruoli rappresentata dalla regista. Emily è assertiva, dolce, remissiva, piace agli uomini, e sogna un buon futuro matrimoniale, Charlotte è trasgressiva, di idee socialiste, lotta per i poveri e per l’ emancipazione delle donne e disdegna il matrimonio…ma, una commedia non è tale se il finale non ribaltasse le sue premesse.

 

                                                                                          

 

 

 

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