Lucrezia Marinelli

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Nathalie

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Nathalie

 Regia di Anne Fontaine

 Recensione di Laura Modini

 

La Francia ha cominciato a dare molto spazio alle sue registe che rispondono con film interessanti e diversi. Cito solo alcuni nomi Agnès Jauoi (Così fan tutti), Josiane Balasko (Speriamo che sia femmina), Catherine Breillat, Dominique Cabrera, Marion Vernoux. Questo per dire che allargando la produzione si realizzano più idee e più film.

Anne Fontaine, al suo terzo lungometraggio, affermata sceneggiatrice, propone in questo nuovo film, un esercizio di bravura per attori che sono ormai mostri sacri: Fanny Ardant, Emanuelle Beart e Gerard Depardieu.

La storia è semplice, la più vecchia del mondo: la scoperta di un tradimento in un matrimonio ormai ultraventennale. Siamo nella borghesia parigina, un marito sempre assente per lavoro, una moglie realizzata professionalmente. L’amore c’è ancora ma si è trasformato in un tenero rapporto affettuoso e amicale. Se questo basta al marito interpretato da Depardieu, tenuto a freno dalla regista che riesce a renderlo un vero uomo qualunque, non basta alla moglie, una stupenda donna matura che la Ardant interpreta con convinzione e una dose di malinconia.

Una moglie tradita, donna emancipata, arrivata, cosa può fare? Andarsene? Riconquistare l’uomo che ama? Come?

E qui parte tutta l’originalità del film, che propone l’azione determinata dalla moglie di voler scoprire i desideri sessuali nascosti del marito. Chi meglio di una prostituta può rispondere a questa ricerca?

Così Catherine ingaggia Marlene (Emanuelle Beart) con il compito di andare a letto con suo marito.

Una scelta, un atto simbolico per poter penetrare, indirettamente, nelle zone più oscure della vita dell’uomo che ama e che sente di non conoscere per niente.

In un crescendo di parole, silenzi, sguardi ci si avventura nei meandri del sesso, finalmente visti con gli occhi, i pensieri, i desideri femminili.

Le protagoniste diventano così complici, due mondi intimi sviscerati sino allo sfinimento, al punto che hanno momenti di immedesimazione da rischiare di ricoscere chi è chi.

Da questo gorgo torbido, riemergono alla fine ricche ciascuna di qualcosa dell’altra.

 

 

 

 

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