Lucrezia Marinelli

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Saint-Cyr

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Regia Patricia Mazuy

Recensione di Laura Modini

 

Una carrozza a tutta velocità percorre una strada di campagna. All'interno un uomo e una donna: un re, o meglio Il Re, sua moglie, in segreto, per tutti la nuova favorita.
Il grande Re Sole (Luigi XIV) dagli appetiti, tutti, sempre impellenti e sempre da soddisfare, vuole onorare la donna (semplicemente pretende un amplesso), così su due piedi. Una cosa veloce. Lei subisce, non si nega, non si esalta, accetta di soddisfare un a necessità, per amore, per dovere.-
Cambio di scena.
- La donna, si lava in un corso d'acqua sulla strada: si purifica prima di andare dalle sue protette nel nuovo educandato sito vicino a Versailles, Saint-Cyr.-
Queste prime immagini hanno provvocato in me una forte emozione e mi hanno dato la chiave di lettura non solo della possibile storia di MM de Maintenon ma anche del film.
Patricia Mazuy per realizzare questo dramma storico ha impiegato sette anni, e devo dire, anni ben spesi. Il film non è semplicemente bellissimo ma è denso proprio per la sceneggiatura volutamente scarna ed essenziale voluta dalla regista che l'ha tratta dal romanzo "La maison d'Esther" di Yves Gerenfeld.
Il personaggio chiave, MM de Maintenon, interpretato da una sapiente attrice quale è Isabelle Huppert viene riportato alla luce in tutte le sue sfacettature e contraddizioni.
In un secolo (il XVII) dove le donne, e qui parlo di quelle della nobiltà, erano in bilico tra un possibile futuro protetto (sposa di nobili che porta con sé lauta dote) e una vita disperata, senza sicurezza non solo per le proprie "virtu'" ma anche per la propria vita.
In questo scenario, MM de Maintenon, prima semplicemente vedova Scarron, prima ancora Francoise de Aubigny, ha alle sue spalle una vita durissima, incerta, povera. Ma da donna mai doma, accetta un matrimonio di convenienza dal quale riceve cultura e conoscenze e nel quale da' amore e sostegno ad un uomo vecchio e malato, caduto in disgrazia, non ricchissimo, ma generoso nella sua cultura offerta alla giovane moglie. Dieci anni durerà il suo apprendistato: imperarà l'arte di piacere e soprattutto rimarrà vedova. Non si risposa, ma, modernità di questa donna, si offrirà come governante alla favorita del Re Sole per allevare i suoi tre figli legittimati e ospitati a corte.
A questo punto la girandola di interpretazioni, di analisi storiche e non, si mette in moto. E qui io mi fermo.
L'importante di tutta la questione è che il grande Re Sole trova in questa donna, bella certamente ma non più giovanissima (35 anni sono una bella età anche per i nostri tempi disinibiti) la persona che racchiude in sè l'amica, l'amante, la regina desiderata e ancor di più, un essere umano dalla mente vivace e pronta in grado di sostenere e controbattere "lui" il re.
Ovviamente la lunga vita che vivrà da quell'anno 1669 le porterà l'amore, il potere che le assicura quella sicurezza economica e sociale tanto agognata, ma anche sofferenze, incertezze, paure e purtroppo la convinzione di dover compiere "il grande miracolo" di moralizzare il re dei francesi. E nel mezzo di questo lunghissimo periodo si situa la realizzazione del sogno di MM de Maintenon: creare una scuola di ragazze (figlie, come lei, di nobili decaduti e impoveritisi) provenienti da tutta la Francia e tramite la migliore educazione prepararle al mondo. Una educazione basata sulla libertà e l'iniziativa delle giovani protette. Sogno e utopia danno così vita ad un esperimento unico (bisognerà attendere il secolo diciannovesimo per averne altri) che sfuggirà di mano alla sua stessa ideatrice.
Come non immaginare lo sconcerto e poi la paura di una situazione che rivelerà l'impossibilità di rendere reale un'utopia troppo precorritrice di tempi a venire?
Mm de Maintenon non reggerà a una situazione che non può comprendere, non ne ha gli strumenti e la libertà necessari e del resto lei non è che il prodotto della sua epoca. Isolata, spaventata, influenzata, dibattuta tra diversi sentimenti, cederà. Purtroppo nel peggiore dei modi possibili.
La Scuola verrà trasformta in un convento con regole ferree dettate dalle gerarchie ecclesiastiche. A tali regole la stessa Mm de Maintenon si assoggetterà, nella doppia vita: qui nel convento, là a corte.
Una contraddizione che ha segnato tutta la sua esistenza e che troverà epilogo nella conversione, totale.
La Mazuy con un grande lavoro di scenario, tempi, scelte di primi piani e di vedute, sceneggiatura, musica (non un Lulli ma John Cale degli ex Velvet Underground) ci ha restituito quel tempo comprensibile oggi.

 

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