Lucrezia Marinelli

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Rosenstrasse

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Regia Margarethe von Trotta

Recensione di Laura Modini

 

Le donne che sconfissero Hitler, potrebbe essere il sottotitolo di questo nuovo film della Von Trotta. Un film dove tre generazioni di donne intrecciano le loro vite, le loro memorie.
Una storia che venne taciuta e poi rimossa dalle stesse protagoniste e da tutti quelli che successivamente dissertarono sul nazismo e l’olocausto.
La regista venne a conoscenza di questo episodio nel 1993, quando durante il 50° anniversario dell’olocausto la Televisione tedesca trasmise il Documentario “Resistenza in Rosenstrasse” di Daniela Schmidt prodotto da Arte.
Margarethe von Trotta cercò la documentarista iniziando così un’amicizia non solo tra le due registe ma anche tra loro e le testimoni intervistate nel documentario. La fascinazione di quelle donne ha subito presa sulla nostra regista che iniziò ad appassionarsi alla storia cercando documentazione di ogni tipo fino a stendere una prima sceneggiatura.
Ma la strada per realizzare il film non sarà per niente facile: vari tentativi con risposte negative, ricerca di fondi, individuazione di un progetto accettabile per i produttori. Sono occorsi così ben dieci anni e tre sceneggiature, diversi cambiamenti di prospettiva e ridimensionamento del budget. Ma come un’entità con vita propria, il film è riuscito a prendere corpo fino al risultato che è sotto l’occhio di tutti, ottenendo grandi consensi nonchè suffragato dal successo che sta raccogliendo sia in Germania che in Italia.
E’ uscito da poco anche un libro che descrive dettagliatamente questo episodio: “Le donne che sconfissero Hitler” di Nina Schroder ed. Pratiche (in vendita alla Libreria delle Donne – via P.Calvi, 29).
Il film vi fa ampio riferimento senza seguirne però le storie singole trattate: infatti troppe sono le trame, i soggetti, i riferimenti e le biografie. Così la regista ha deciso di raccontare la storia di una sola di quelle donne testimoni, arricchendola di numerosi e dettagliati particolari da renderla emblematica, unica e valida per tutte le singole storie.
Ha la particolarità di essere certamente un film sulla “memoria” ma anche un film d’amore, quell’amore che nonostante tutto riesce a sopravvivere alle nefandezze umane.
Inoltre riconcilia la mia inquietitudine giovanile sulla pressante domanda “perché mai nessuno fece niente contro il nazismo?” Problema questo che mi ha inquietata nella mia prima giovinezza quando iniziai a conoscere la nostra storia e quella degli ebrei.
Un tormento per anni, non riuscivo a capire come mai nessuno si era ribellato anche nella maniera raccontata nel film: disubbidendo, non accettando una legge del governo, in difesa anche dei propri interessi affettivi. Lo svelamento di questo avvenimento concilia tutte le mie aspettative d’allora sciogliendo il nodo del mio desiderio di fare politica “diversa”, che rispetti nella differenza donne e uomini, per pretendere il riconoscimento anche dei desideri non solo della ragione ma anche del cuore.
Quelle donne dissero no, gridarono quello che volevano, usando la presenza dei loro corpi. Ottennero l’impossibile!
E con fantasia e coraggio la regista offre una riconciliazione, possibile oggi tra generazioni, sofferenze e ricordi, tra il passato e il presente come ponte sul futuro. Senza paura di semplicismo offre come scena finale una battuta di mani durante un matrimonio. Ciò è salutare all’anima.

 

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