Lucrezia Marinelli

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Home Recensioni Mio nuovo strano fidanzato (Il)

Mio nuovo strano fidanzato (Il)

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Regia di Teresa De Pelegrì e Dominic Larari

Recensione di Laura Modini

 

Madrid. Notte. Due giovani, un uomo e una donna in un ascensore. Si stanno recando dalla famiglia di lei, una cena per ufficializzare la loro unione.
E’ questa una situazione vecchia come il mondo, inevitabile in ogni epoca storica o luogo geografico.
Da qui parte il film il cui titolo, tradotto in italiano troppo ingenuamente, in originale dice: “siamo parenti” (Seres querido), e che ci porta a vivere in una decina di ore le avventure-disavventure di questa coppia.
Una commedia degli equivoci che fa ridere e molto, ma che evidenzia la difficoltà del superamento d’idee preconcette e pregiudizi per una sana tolleranza.
La coppia che ha diretto il film, moglie e marito nella vita, ha voluto proporre con questa commedia una risposta anche alle violenze che agitano la vita della gente d’Israele e Palestina.
Il tema non è originalissimo: l’incontro tra il fidanzato e la famiglia della futura sposa, è usatissimo nelle sceneggiature, ma l’originalità del film risiede proprio nella provenienza dei due futuri sposi. Lei è ebrea, come la sua famiglia. Lui, un timido e simpatico professore, è palestinese. Quanto basta per far esplodere equivoci a non finire. Sul piano dei rapporti familiari, ma soprattutto su quello delle idee profonde e preconcette. Facendo ridere. E qui certamente si ride, spesso, ma con un sottofondo amaro!
Il regista Dominic Harari, ebreo di origine medioorientale, nato a Londra, afferma con vigore di non riuscire a capire ed accettare come si possa ancora nel 21° secolo uccidersi l’un l’altro senza alcun guadagno per nessuno quando ci possono essere delle soluzioni politiche per ciascuno.
La regista invece è spagnola, cattolica. Difatti da bambina ha studiato in una scuola di suore. Ha conosciuto Dominic a New York nel corso degli studi cinematografici e ha con lui iniziato a conoscere il mondo degli ebrei. Vi ha cercato delle risposte, ha lavorato per una sinagoga e si è convertita. Ricorda in un’intervista che i suoi genitori sono cattolici convinti, il fratello si è convertito al buddismo e sua sorella è una agnostica convinta.
Un bel background che offre numerosi stimoli per la riuscita di un film che vuole divertire ma che non disdegna di far pensare.

 

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