Lucrezia Marinelli

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Vi presento Toni Erdmann

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Vi  presento Toni Erdmann

 

Regia: Maren Ade

Sceneggiatura: Maren Ade

Montaggio: Heike Parplies

Interpreti: Peter Simonischek, Sandra Hüller, Michael Wittenborn, Thomas Loibl

Produzione: Komplizen Film, Coop 99 Filmproduktion, HiFilm

Distribuzione: Cinema Italia

Paese:   Germania-Austria 2016 – 162’

 

Un padre e una figlia cercano di capire il senso della vita o meglio tentano di dare un senso alle loro vite.

In 162 minuti il film di Maren Ade svolge il tema con una costruzione narrativa spiazzante facendo emergere l’assurdità e le contraddizioni dei rapporti sociali e di potere prodotti dal neoliberalismo e mostrando la possibilità della diversità, del non allineamento, dello  starne fuori mettendone a nudo i meccanismi.

Lei, Ines, la figlia trentenne, è una manager di una multinazionale tedesca con sede a Bucarest ed  incarna alla perfezione il modello della donna in carriera: alto senso del dovere e dedizione ai capi, puntualità e precisione,  presenza costante e affidabilità,  durezza e tenacia nelle sfide e nelle scelte. In una parola identificazione. Donna ambiziosa, in un ambiente di uomini, aspira al loro potere, ma è il lavoro a dominarla e il tempo della sua vita è il tempo del lavoro: nessun confine o limite nella sfera privata.

Lui, il padre, Winfried, insegnante di musica in pensione, è un burlone. E’ scherzoso, ironico, ha la battuta pronta, la presa in giro garbata e ama  travestirsi, presentandosi sotto altre identità. Lo fa forse per rompere la routine della sua solitaria quotidianità. Di fatto il suo modo di essere anticonvenzionale e provocatorio spariglia la rigidità delle consuetudini e l’assuefazione nelle relazioni. E’ gentile e pronto a scusarsi e a spiegarsi se lo scherzo non è capito. La figlia lo ritiene, con disprezzo,  un incapace, un superficiale, un uomo privo di ambizioni.

La svolta nel film avviene con il loro incontro: il padre la va a trovare a Bucarest, forse per un risvegliato amore paterno o per solitudine. Non si sa, come non si sa nulla dei loro passati rapporti.

Qui Winfried diventa Toni Erdmann, una folta parrucca nera e una sporgente dentiera che rende il suo sorriso terrorizzante:  si presenta così alla figlia, al suo capo, ai suoi colleghi e alle due sue amiche.

E il film decolla. Mentre le domande del padre si fanno pressanti – Sei felice? Hai una vita? Che senso ha la vita che fai? Sei un essere umano? -, e le sue  intrusioni  nella vita privata, sociale e lavorativa di Ines sempre più farsesche e surreali, ma senz’altro incisive, rivelando l’insensatezza di quel mondo e di  quelle relazioni, qualcosa dell’armatura di lei si incrina. Lo intuiamo nella scena in cui alla festa del suo compleanno lei riceve nuda i suoi ospiti - come al solito il suo capo, i suoi colleghi e l’amica -, invitandoli ad entrare solo se disposti a togliersi i vestiti a loro volta.

Spogliarsi, sbarazzarsi delle sovrastrutture, di quelle costruzioni nei comportamenti e negli atteggiamenti definite dai ruoli, di quelle maschere ormai fossilizzate  e ritornare al sé, al vero io, alle proprie radici, alla propria umanità. Un buon inizio per un cambiamento.

Anche se non sapremo quali saranno le scelte future di Ines c’è un momento dove lei intuisce la sua vera natura, un attimo per  riprendere e riconoscere l’essenza del suo essere e fermare  un istante di verità fra lei e il padre.

In competizione a Cannes 2016, Vi presento Toni Erdmann ha vinto cinque European Film Awards per miglior film, migliore regia, sceneggiatura, attore e attrice ed è stato candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero per la Germania. La regista Maren Ade (1976), anche sceneggiatrice del film e  al suo secondo lungometraggio, dopo Alle Anderen, Orso d’Argento alla Berlinale nel 2009, è considerata “una dei rari cineasti che si sta adoperando per reinventare le strutture narrative, lavorando nel campo del cinema di finzione d’autore rivoluzionandolo dall’interno”.  (Daniela Persico, Filmidee n°18, 2016).

Marina Spada nel film Il mio domani ( 2011) aveva trattato un tema simile.

 

Recensione di Silvana Ferrari

 

 

 

 

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