Lucrezia Marinelli

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Via Padova – Istruzioni per l’uso

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Regia Anna Bernasconi e Giulia Ciniselli

PRESENTAZIONE A DUE VOCI

L’idea di raccontare via Padova è venuta dopo il fatto di sangue del 2010, il ragazzo egiziano ucciso alla fermata della 56. Anna ed io stavamo lavorando ad un suo documentario nel mio studio in via Padova, quando la strada ci ha “invaso”: la tv, i giornali, il web poi il coprifuoco, davano della via un’immagine distorta, urlata che non corrispondeva a quello che vivevo quotidianamente (e da 25 anni!) : un quartiere in trasformazione continua, molto vivo, sempre meno italiano e sempre più internazionale, con inevitabili problemi di convivenza ma anche pieno di realtà, scuole e associazioni, che questa difficoltà la affrontavano quotidianamente sul campo, cercando e spesso trovando soluzioni.

Anna, con un pancione di 8 mesi, si è “buttata” sulla strada con una telecamera, l’ ho accompagnata in alcuni luoghi topici della zona, dalla degradata ringhiera di via Clitumno alla splendida realtà di Parole in gioco, abbiamo fatto decine di interviste, poi Anna è entrata, in punta di piede, nelle vite di alcune delle donne incontrate.

Quando giro, mi rendo conto di riprendere tantissimo, se devo raccontare un personaggio che mi affascina- e per me sono sempre donne- mi perdo, vivo i dettagli, li assaporo, non penso mai al montaggio, mi abbandono totalmente a quei momenti in cui riesco a toccare la persona che ho di fronte, così lontana perché estranea, ma anche cosi vicina.

Ci sono dettagli che fanno un’emozione. Come quella vena gonfia che attraversa il petto e appare sopra il seno durante l’allattamento, i piedi nudi ed eleganti che si liberano delle scarpe entrando in casa, dopo una passeggiata.

Ci sono dettagli che fanno l’unicità di una persona: il modo di disporre i piatti a scolare, il modo di tagliare i pomodori. Il modo di guardarsi allo specchio dopo essersi lasciata andare in un pianto, quel modo tutto femminile di aggiustarsi una seconda volta la sciarpetta e i capelli, anche se non ce ne sarebbe bisogno, come per assicurarsi di aver rimandato giù per bene quel dolore che ci si era appena lasciate sfuggire, a cui si era concesso di prendere aria per  un po’.

In un modo diverso ci si guarda allo specchio dopo aver saputo che il proprio uomo che si è aspettato tutto il giorno, tarderà ancora ad arrivare. In quell’aprire il rubinetto e bagnarsi le tempie c’è già tutta la delusione della serata che si passerà sola, di nuovo.

Diverso è lo sguardo malizioso con cui ci si aggiusta il trucco in compagnia di una sorella complice, o il modo di passarsi il rossetto prima di incontrare un uomo per soldi.

Sono questi sguardi intimi che mi hanno affascinato nelle donne che ho incontrato durante questo lavoro.

Ho ritrovato la spensieratezza di finire i compiti e ballare, mentre nessuno ti guarda, di quando si è bambine. il senso di responsabilità e il coraggio di tirare avanti nonostante le difficoltà economiche, di quando si è madre.

Intanto che Anna continuava a girare ho cominciato a scegliere e montare il materiale.

Dare una forma a queste cento storie è stato un lungo lavoro soprattutto perché vorresti raccontarle tutte, ma occorrerebbero svariate ore.  Ci sono dei “capitoli”, come uno tra le donne del centro islamico, che ancora oggi mi dispiace non essere riuscita a inserire -e forse avessimo avuto più tempo ce l’avrei fatta-, ma bisogna operare delle scelte e dopo una prima versione più “reportage sociale”, con Anna abbiamo cominciato a levare le interviste.

I dialoghi si diradavano sempre di  più, a volte scomparivano e lasciavano parlare i gesti, l’emozione.  Ho paura che se avessimo continuato più a lungo, il film sarebbe stato muto.

Dopo questo film, quando esco, sono più disposta all’ascolto: mi sembra di capire di più le persone che incontro e sicuramente conoscere significa anche superare tante diffidenze.

Ognuna delle donne che compaiono nel film è per me speciale, non importa se non le rivedrò più, perchè probabilmente se le rincontrerò saranno diverse, vedrò di loro un’altra facciata. Quello che rimane è quel momento, irripetibile, in cui mi hanno lasciato guardare il loro intimo e lì trovare qualcosa di me.

E forse questo è qualcosa di “universale” che può risuonare ed emozionare come me anche altri?!

Giulia Ciniselli comincia a lavorare nel ’79 come montatrice a cui affianca dall’85 lavori di regia. Il suo primo corto, La casa fuori misura, vince il Festival Cinema Giovani di Torino.   Ha lavorato con varie case di produzione, in particolare con l’Orti Film Studio, per pubblicità, animazioni e servizi televisivi. Dal 2005 ha realizzato vari documentari come regista e continua l’attività di montatrice cinematografica. Da tre anni tiene corsi di montaggio narrativo alla Scuola del Cinema e dei nuovi Media di Milano.

Anna Bernasconi ha 27 anni,  lavora come documentarista video e attualmente vive a Palermo, si sta laureando in Filosofia a Milano. Ha lavorato come fotografa e giornalista con varie riviste. Ha vissuto per tre anni in India, realizzando reportage fotografici e video.

 

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