Associazione Lucrezia Marinelli
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DI QUESTO NON SI PARLA
(De eso no se habla)

Luisina Brando
Marcello Mastroianni

 

(Alejandra Podesta)

recensione di Chiara Visentini

Con questo film la regista argentina Maria Luisa Bemberg prosegue nel suo impegno a rappresentarci donne al di fuori dei soliti ruoli streotipati, prevalenti nel cinema. Miss Mary, Camilla, Suor Juana, Leonor e Charlotte sono figure molto diverse fra loro, ma sempre irriducibili ai canoni tradizionali e sempre protagoniste della propria vita, capaci di affermarsi contro tutto e tutti. La volonta' della Bemberg di mettere sempre al centro del film una o piu' figure femminili e' probabilmente indigheribile a molti: quando nel '93 Di questo non si parla e' stato presentato a Venezia, molti critici vi hanno visto un film sull'handicap, una storia d'amore grottesca o hanno enfatizzato il ruolo di protagonista di Mastroianni. Questo ci dimostra ancora una volta quanto sia difficile rendere visibile cio' che non si vuol vedere, le donne per esempio. Il paradosso e' che tutto nel film, a cominciare dal titolo, e' centrato sulla cancellazione: cio' che non viene nominato non esiste. Ma la realta' riesce a vincere su ogni tentativo di cancellazione, la forza del desiderio, il diritto alla liberta' femminili prorompono irrefrenabili e azzerano ogni mistificazione. In Di questo non si parla c'e' il desiderio, la ferrea volonta' di una madre di negare la diversita' della figlia: a se' stessa, alla figlia, a tutto il suo mondo. E cio' e' stato letto da molti da molti come ennesimo esempio del ruolo negativo della madre. A me sembra invece una figura piu' complessa, certo terribile nel suo tentativo di negare una parte dell'identita' della figlia, ma grande nella capacita' di assicurarle comunque e senza alcun sostegno maschile, un'esistenza più ricca di esperienze e di istruzione di quella delle altre ragazze del suo ambiente sociale. L'accettazione della diversita' ci viene mostrata dalla Bemberg con la madre della ragazza sordomuta che le da un sostegno piu' realistico. Ma e' innegabile che la relazione fra le protagoniste non e' distruttiva: la madre, pur compiendo un pesantissimo errore e' comunque riuscita a rendere forte la figlia, tanto forte da poter rinunciare ad ogni sicurezza sociale ed affettiva per affermare il suo diritto ad essere diversa e a decidere la sua via alla liberta'.


 

Maria Luisa Bemberg

 

Nasce a Buenos Ayres il 14 aprile 1922 da una famiglia tedesca di origine che era anche una delle più ricche famiglie dell' Argentina. Sposatasi a 23 anni divorzia dopo 25 anni di matrimonio. Da tale momento iniziò una nuova vita. In un primo tempo si volse al teatro e nel 1968 fonda il Teatro del Globo. Nel I969 fonda con altre donne la Union Feministas Argentinas (UFA) che viene sciolta nel I973 con l'avvento al potere dei militari. Nel 1970 scrive il suo primo copione "Cronica de una Senora" tradotto in film da Raul de la Torre. Collaborando al film la Bemberg rimane incantata dalle possibilità del cinema. Scrive così il secondo copione trasformato in film al quale può partecipare. Da quel momento la decisione viene presa: soggiorno a New York per frequentare un corso da Lee Strasberg per imparare tutto quello che era possibile. E dal quel momento è un continuo produrre copioni. Dal 1980 dirige i suoi film e tutti sono stati presentati a vari festival: delle Donne dell'Unesco, di Huelva, di Chicago, di Taormina, di Panama di Cuba, di Venezia. Con "Miss Mary" ottiene il Secondo premio per la migliore sceneggiatura all'VIII Festival Internacional del nuove cine latinoamericano del 1986. E' morta nel 1995.

FILMOGRAFIA:

1972 Mondo de la Mujer (El)
1974 Juguetes (Giocattoli)
1980 Momentos
1982 Senora de nadie (Nobody's wife) 1984 Camilla
1986 Miss Mary
1990 Yo, la peor de todas (Io, la peggiore di tutte)
1993 Di questo non si parla (De eso no se habla)