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Hanna,
la protagonista del film, è una giovane donna che non ha relazioni,
vive in silenzio che sa rendere ancora più assoluto quando spegne
l'apparecchio acustico per la sordità. Silenzio di chi sceglie
di non sentire più, perché ha sentito e visto troppo.
Per lei parlano altre voci: quella fuori campo, voce amica dell'innocenza
perduta, contatto con il mondo esterno e con quello che sta dentro di
lei, la voce delle onde che s'infrangono, del vento che fischia in mezzo
all'oceano, della ruggine e anche quella inusuale di un'oca.
Vive un'esistenza in standby, come in un labirinto ripete le azioni quotidiane,
sempre uguali, muovendosi solo tra la sua casa e la fabbrica, tutti i
giorni una manciata di riso, un po' di pollo e mezza mela come pasto mortificante,
senza emozioni, sorrisi né pianti, senza parole per la sua sofferenza.
Dolce e riservata, porta dentro di sé un segreto profondo e doloroso
che l'ha macchiata per sempre, neppure il mucchio di sapone che invade
il suo lavandino può rimuovere quella sporcizia.
Vittima di una vacanza forzata imposta dal suo datore di lavoro che la
accusa di troppo zelo e le consiglia un riposo in una località
turistica, Hanna, sceglie di andare a curare Josef, un operaio ustionatosi
in un incendio nel tentativo di salvare il suo migliore amico.
La sciagura è avvenuta su una piattaforma petrolifera in mezzo
all'oceano. Qui su un'isola di metallo ma anche simbolicamente isola dei
sentimenti, abitata da personaggi che sembrano un po' scappare dalle loro
vite, si incontrano le due forti sofferenze dei protagonisti: una nascosta
e sottaciuta, l'altra evidente e bisognosa di cura e attenzione continua.
Hanna da vittima segreta, passa al ruolo di infermiera amorevole e cura
le ferite evidenti di Josef che è anche colpito da una cecità
momentanea: Josef , proprio perché non vede, ascolta e indaga i
silenzi di Hanna per capire la sua personalità.
Nei lunghi giorni di degenza, fra una medicazione e un bendaggio nasce
tra loro un sentimento complesso in cui le parole dette e non dette si
animano di una vita segreta: per Hanna un "ti amo" può
corrispondere emotivamente a un "ti abbandono" perché
significa "voglio il tuo bene, quindi non posso addolorarti con il
mio malessere". Per Josef raccontare dell'incidente che lo ha ridotto
in quello stato, serve a fargli guardare in faccia i sensi di colpa per
l'amore inconfessato che lo legava alla moglie dell'amico morto.
Quando Josef migliora e non serviranno più cure, Hanna torna alla
sua vita di sempre, ma questa fiaba moderna, che non risparmia atroci
prove di coraggio, ha un lieto finale, non quello conclamato delle fiabe
antiche dove regna l'amore assoluto, ma l'amore tenero e imperfetto di
chi cerca un po' di pace dopo tanto dolore.
Un film pieno di sentimento , di dolcezza e pudore e di senso civico verso
le vittime degli orrori di guerra e che serve a tenere memoria di atrocità
così recenti di cui si è parlato troppo poco e forse già
dimenticate.
(Zina Borgini) |