Puo'
il cibo saziare le carenze d'amore, lenire pene di lontananze forzate,
riempire voragini di solitudine?
Si', rispondo convinta, forte di mie esperienze passate.
Si' risponde anche la regista di questo delizioso film tutto europeo
(infatti è una coproduzione con ben quattro paesi) offrendoci
una storia d'amore che nella sua apparente semplicità pone qualche
bel problemino quali la solitudine, l'incomunicabilità, il sogno
d'amore, la possibilità di conciliare lavoro e vita personale,
agire le relazioni con le/gli altri.
Inanzi tutto, Martha è una single, arrivata socialmente (e' una
grande chef), certa dei binari su cui ha impostato la sua vita. Ovviamente
un po' stressata, ma chi non lo sarebbe con i suoi ritmi di lavoro?
Inoltre io credo che lavorare ore e ore per realizzare dei capolavori
con i cibi e vedere il tutto consumato in meno di dieci minuti deve
essere veramente frustrante. Almeno per me lo e', nel mio piccolo.
La regista introdotto l'ambiente di lavoro e personale della protagonista,
ci butta letteralmente nella storia con un imprevisto: alla sorella
(interpretata dalla stessa regista)
accade
E mi fermo qui!
Il film procede tra pezzi di bravura ai fornelli, un'ottima recitazione
dell'attrice principale, una buonissima performance per l'interprete
della nipotina Lina, alcune trovate originali (come le sedute psicanalitiche
a cui si sottopone Martha rendendo impossibile capire chi psicanalizza
chi), nonché la simpatica presenza di Sergio Castellitto (marito
della scrittrice Margaret Mazzantini, premio Strega 2002). L'attore
italiano, impegnatissimo come non mai, nonostante tutto ha accettato
di partecipare a questo "piccolo film". E la sua bravura è
confermata ancora una volta. Istrionicamente impersona lo stereotipo
dell'italiano all'estero e pur recitando in lingua italiana sul set
tutto tedesco, riesce a farsi capire ed essere credibilissimo.
A questo punto dovrei introdurre la problematica sociale del film: l'analisi
cioe' fra caratteri dei due personaggi protagonisti, che bene incarnano
le differenze tra i due paesi: Martha, donna di Amburgo, chiusa, schiva,
solitaria, efficiente e brava sul lavoro, e Mario, italiano, invece
aperto, cordiale, 'bon vivant' ed altrettanto bravo nell'arte culinaria.
Ma non tediero' nessuno con questo.
Mi permetto solo di puntualizzare che galeotto in tutta la "faccenda"
e' un piatto di spaghetti al pomodoro. Alle volte per aprire il cuore
l'anima ha bisogno di risvegliare i sensi (in questo caso il gusto,
l'olfatto, la vista e il tatto) per frantumare barriere sorte spotanee
o costruite nel corso del tempo.E il contrasto stupendo dei colori,
la semplicità quasi primordiale del sapore rendono questo tipico
piatto italiano così inimitabile rendendolo una icona della italianità.
Finale scontato, dicono la maggioranza dei recensori. Ma credo che ogni
tanto ci faccia bene ricordare che esistono cose belle come la serenità
di un bel paesaggio o la sensualità godereccia di un'ottima "mangiata".
Ci dilatano la vita quel tanto che basta per rendercela meravigliosa.
(Laura Modini)