Nellautunno del
42, durante la seconda guerra mondiale, in America i campi di
baseball rimangono sforniti di uomini, tutti impegnati al fronte in
Europa.
Philip Wrigley, per salvare lo sport nazionale, organizza allora un
campionato al femminile, reclutando sessanta ragazze "prelevate"
da diciassette stati americani.
Le prime partite suscitano perplessità tra gli "addetti
ai lavori" e ilarità presso il pubblico, ma in poco tempo
le squadre diventano compatte,le ragazze si impegnano giocando con notevole
bravura; così il campionato si impone al pubblico e vive fino
al 1954, ben undici anni.
Nel film si pone in rilievo la vicenda di due sorelle, Dottie (Geena
Davis) e Kitt (Lory Pett); una vincente, sicura e molto bella; laltra
meno appariscente, aggressiva e un po maldrestra, piena di rancore
e gelosia nei confronti della sorella.
Il tema della competizione esasperata che spesso rende difficile la
comunicazione e la solidarietà tra donne, viene posta dalla regista
in contrapposizione con gli esempi di collaborazione e comprensione
presenti tra le altre compagne di squadra (una di esse insegna a leggere
allamica analfabeta; il gruppo accetta la presenza di un bambino
pestifero e odioso, figlio di una delle giocatrici che altrimenti non
potrebbe partecipare al campionato, ecc.)
Alla fine, quando le giocatrici avranno portato a termine il loro compito,
quello di formare squadre di baseball femminili in grado di reggere
il confronto con le squadre maschili e quello di convincere il pubblico
scettico che cè davvero gioco sportivo e non solo spettacolo
(di sé stesse in quanto donne), allora avranno imparato ad essere
determinate e ciascuna di loro sarà allora in grado di compiere
le proprie scelte di vita con consapevolezza e responsabilità
(Dottie sceglierà di tornare a casa con il marito che ama, ma
solo dopo aver portato a termine il campionato; la meno avvenente del
gruppo getterà alle ortiche la sua insicurezza diventando disinvolta
e affascinante, sposandosi felicemente).
La riconciliazione delle due sorelle è uno dei momenti salienti
del film che poi si conclude con il raduno delle ex giocatrici ormai
sessanta-settantenni, ancora sicure di sé, appartenenti al proprio
"gruppo" e alla propria storia.
La regista sa dosare dolcezza e ironia (come del resto negli altri suoi
film) per ottenere un tono che coinvolga e convinca senza apparire affettato.
La satira vera sulla quale si basa il film non viene semplicemente raccontata,
ma poeticamente rappresentata.
Il film corrisponde a una idea profonda: quella della realizzazione
di un progetto, in questo caso un progetto nato da uomini, ma poi assunto
in pieno dalle donne che nel vincere la loro scommessa, crescendo insieme
esprimono la loro forza, generatrice di libertà.
(recensione di Paola
Castelli)