Ho conosciuto l'opera di
Virginia Woolf che ero già una donna, sindacalizzata, politicizzata,
femminista quanto bastava per essere "political correct".
Avevo letto nella giovinezza alcuni suoi romanzi, ma allora ero attratta
dalla letteratura in sé e il suo penultimo romanzo "Gli
anni" mi parve terribilmente lento, poco interessante.
Poi con il passare del tempo, la continua ricerca interiore e di collocazione
del mio essere nel mondo, il mio inarrestabile cercare mi ha fatto imbattere
nel saggio di Virginia Woolf, "Una stanza tutta per sé"
e fu amore a prima vista, fu come un trovare parole ai miei pensieri,
ai desideri inespressi, a idee e disagi che, appunto come diceva Marie
Cardinal, non trovavano le parole per dirlo.
Fu un innamoramento che continua ancora, anzi sempre più si radica
nella mia mente e nel mio cuore.
I suoi saggi (numerosi e ricchi di ironica curiosità), i romanzi,
letti e riletti con la passione, l'attesa e l'apertura del cuore e della
mente hanno ritrovata, mezzo secolo dopo, intatta la loro carica di
bellezza non solo letteraria ma proprio come colloquio ininterrotto
della scrittrice con la sua lettrice, con l'altra donna, con me.
Ecco perché vedere il film di Sally Potter "Orlando"
è stata un'esperienza completa: la mente che ripercorreva le
pagine scritte, gli occhi che ingordamente macinavano immagini e il
cuore che si sentiva gonfio di sensazioni.
Virginia Woolf, donna fragilissima ma ferma scrittrice, alternava periodi
di profonda depressione a stagioni di inebriante felicità, ha
scritto questo libro in uno dei tempi più felici della sua esistenza,
nel quale grande ruolo ha avuto la sua amicizia diventata amore per
la scrittrice Vita Sackville West.
Orlando è Vita, come la conobbe e l'amò Virginia, colei
che sapeva conciliare in sé il mascolino e il femmineo, il passato
aristocratico col presente da inventare. Colei che, furibonda per essere
stata tolta dall'asse ereditario della sua nobile casata solo perché
era femmina, colei che visse una vita spregiudicata, ricca, disinibita,
aveva dato una concretezza ai sentimenti troppo eterei di Virginia.
Non è un caso che Sally Potter ha situato il film proprio nel
castello di Knole, l'unica cosa rimasta a Vita dell'ingente patrimonio
familiare e dove spesso Virginia era di casa come ospite amatissima.
Ma, anche se l'amore ha acceso lo spirito di questa storia, Orlando
e molto di più, fino a diventare una stupenda, mai pedante, metafora
dell'Inghilterra nel suo mutarsi sociale e culturale lungo quattro secoli.
Per chi non avesse letto il romanzo, il film di Sally Potter si presenta
come un'opera compiuta, con spirito, aurea propri. Diventando un bellissimo
film: strano, complesso, pieno, pienissimo di tante cose eppure leggero
e fuggevole, come se volasse lungo il tempo di cui narra. E questa leggerezza
la si percepisce con le luci e colori usati, con il taglio degli spazi,
spesso vuoti, ma anche dalle continue fughe non solo della macchina
da presa, ma anche di passi che camminano veloce, di un correre senza
meta, di un girare angoli
il tutto sostenuto dalla musica (composta
anche dalla regista) sempre in continua fuga. E, brava Sally Potter
che per rispettare l'intenzione della scrittrice e di tutta l'idea che
sottende alla narrazione fa terminare il film nel suo tempo:1992, come
Virginia lo fece nel suo: 1928.
(Recensione di Laura
Modini)