Il nostro
viaggio lungo il rapporto madre e figlie, prosegue con questo film dove
non cè apologia del rapporto madre-figlia ma anzi la non
accettazione materna di una figlia minorata. Certamente la conflittualità
madre-figlia da sempre esistita e snodatasi lungo i secoli attende ancora
una sua ricomposizione; forse oggi ne stiamo gettando le basi.
La madre del film è una donna benestante, amata dal marito. Solo
non ha risolto il suo rapporto con la figlia, non è riuscita
a plasmarla come doveva essere fatto. La figlia é fuggita, si
é creata una sua vita anche felice. Ha impedito alla madre di
interferire nel suo mondo così che i due mondi non comunicano:
non possono e non vogliono comunicare. Però in questo caso la
figlia ha ragione: lincomunicabilità è nata proprio
dalla madre che della figlia non accetta nulla, compresa la minorazione.
Non ha fatto neanche il passo fondamentale di apprendere il linguaggio
dei sordomuti che anzi disprezza e disapprova.
Quando la tragedia rimette in discussione gli equilibri così
faticosamente conquistati troviamo una madre vigorosa e nel pieno dei
suoi poteri; una figlia distrutta dal dolore, senza più riferimenti
ma comunque conscia del suo diritto a vivere la sua vita e a lottare
per la sua bambina contesale dalla madre.
Linsanabile contrasto sembra portare allappropriazione da
parte della madre della nipotina, e qui, grande concessione della regista
al sistema patriarcale, fa intervenire il padre che pone un ricatto
affettivo alla moglie scegliendo la figlia.
Quando la tensione si scioglierà e finalmente la madre accetterà
il mondo della figlia rimane il problema di fondo, il dubbio della scelta
materna: è stato lamore per il marito o per la figlia a
metterla in discussione?
Noi vogliamo propendere per la seconda perché è la scelta
che ci appartiene. E poi amare la madre in una lunga catena di amore
porta ad amare la figlia su basi completamente diverse, in una ricomposizione
del conflitto allinterno del nostro essere.
(Recensione di Laura
Modini)