Associazione Lucrezia Marinelli
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Oltre il silenzio

Regia di Karen Arthur

 

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Il nostro viaggio lungo il rapporto madre e figlie, prosegue con questo film dove non c’è apologia del rapporto madre-figlia ma anzi la non accettazione materna di una figlia minorata. Certamente la conflittualità madre-figlia da sempre esistita e snodatasi lungo i secoli attende ancora una sua ricomposizione; forse oggi ne stiamo gettando le basi.
La madre del film è una donna benestante, amata dal marito. Solo non ha risolto il suo rapporto con la figlia, non è riuscita a plasmarla come doveva essere fatto. La figlia é fuggita, si é creata una sua vita anche felice. Ha impedito alla madre di interferire nel suo mondo così che i due mondi non comunicano: non possono e non vogliono comunicare. Però in questo caso la figlia ha ragione: l’incomunicabilità è nata proprio dalla madre che della figlia non accetta nulla, compresa la minorazione. Non ha fatto neanche il passo fondamentale di apprendere il linguaggio dei sordomuti che anzi disprezza e disapprova.
Quando la tragedia rimette in discussione gli equilibri così faticosamente conquistati troviamo una madre vigorosa e nel pieno dei suoi poteri; una figlia distrutta dal dolore, senza più riferimenti ma comunque conscia del suo diritto a vivere la sua vita e a lottare per la sua bambina contesale dalla madre.
L’insanabile contrasto sembra portare all’appropriazione da parte della madre della nipotina, e qui, grande concessione della regista al sistema patriarcale, fa intervenire il padre che pone un ricatto affettivo alla moglie scegliendo la figlia.
Quando la tensione si scioglierà e finalmente la madre accetterà il mondo della figlia rimane il problema di fondo, il dubbio della scelta materna: è stato l’amore per il marito o per la figlia a metterla in discussione?
Noi vogliamo propendere per la seconda perché è la scelta che ci appartiene. E poi amare la madre in una lunga catena di amore porta ad amare la figlia su basi completamente diverse, in una ricomposizione del conflitto all’interno del nostro essere.

(Recensione di Laura Modini)