Brenda Maddox ha scritto
alcuni anni fa una biografia della compagna di Joyce basata sul corposo
carteggio della coppia. Su questa base l'irlandese Pat Murphy ha realizzato
il film "Nora" con l'idea di fare un film sul grandi scrittore
nazionale James Joyce.
Ne e' scaturita una storia, riconosce oggi la regista, della compagna,
della donna amata da Joyce.
Una storia bella e sofferta: una donna, Nora, bella (e bella lo era
davvero, lo dimostrano le foto che ho inserito nel sito: http://web.tiscali.it/LucreziaMarinelli/)
istintiva, volitiva, padrona di se' anche se non colta. Conscia sempre
pero' del diritto ad esistere, avere e mantenere dignita' e liberta'.
Se si pensa al periodo, siamo nel 1904, come era moderna questa donna
che rivendicava il diritto alla propria sessualita'. Certamente Joyce
ne sollecitava le fantasie per se', ma io credo, e questo mi e' stato
trasmesso dal carteggio, in Nora era presente il bisogno di esprimersi
vivendo il suo corpo e quello dell'altro.
Dal primo incontro, con l'audace, ma in Nora naturale, iniziativa presa
sul sesso di Joyce, aveva agito la sua liberta' esprimendone l'inesprimibile.
Cosa di cui Joyce si rese immediatamente conto rimanendone affascinato
e ben presto preso nel profondo, legandola a se', per sempre.
E questa donna, nel corso degli anni mai perse la gioia di vivere questa
liberta' aiutata da un grande buon senso sulla vita. Nell'amore per
quel giovane uomo, bello, con grandi pensieri (l'aveva definito "il
mio marinaio biondo, svedese") si insinuava irresistibile quella
risata argentina che dissolveva i momenti cruciali. O quell'alzare la
testa volitivamente nel prendere una decisione per andare avanti, anche
con le lacrime agli occhi.
La Maddox nel suo libro ha fatto un lavoro cosi' stupendo che leggendo
pagina dopo pagina sentivo quasi la presenza di Nora, i suoi pensieri,
i suoi dubbi, ansie, insicurezze, certezze. E l'amore. Sempre.
Si e' detto che nel film si e' esagerato con le scene di sesso. C'e'
da sorriderne, perche' se nel 1904 una giovane ragazza irlandese ha
osato l'inosabile, mi chiedo che razza di bacchettoni siamo per meravigliarci
di tanto sesso in una relazione d'amore quale era la loro relazione,
cosi' sessuale, sensuale, erotica, fantasiosa, problematica, dai lati
oscuri e segreti.
Anche la regista, nel girare il film ha dichiarato in una sua intervista:
"Ad un certo punto mi sono immedesimata a tal punto che vedevo,
sentivo la presenza di NORA".
Pat Murphy ha cosi' espresso visivamente un rapporto che necessariamente
doveva esprimere fisicita'. Ma non solo.
Nora ha dato anche sostegno, non solo psicologico, ma alimentare, casalingo.
Ma soprattutto e' sempre stata presente, giocando e giocandosi in prima
persona. Mi chiedo quanto peso abbia avuto il suo esistere e che contributo,
inestimabile, abbia offerto all'uomo da permettere al genio di crescere
e produrre quanto poi ha fatto.
Il tempo ha dato finalmente voce alla verita': in ogni parola delle
opere di James Joyce, dai Dublinesi all'Ulisse c'e' sempre e solo un
lungo filo conduttore, trasformato, camuffato, esibito, deformato, amato,
odiato, comunque lo si voglia significare, sempre e sempre:NORA.
(Recensione di Laura
Modini)