Quando lessi "La maschera
di scimmia" di Doroth Porter, ricordo che ne ebbi una grande impressione.
Io non sono una grande lettrice di poesia, ma quel romanzo (perché
di questo si tratta) in forma poetica, come si usava nei tempi antichi
(ricordate l'Eneide?) mi prese completamente e lo lessi in un soffio,
dovevo soddisfarre la mia curiosità di mangiatrice di thriller.
Poi con calma lo rilessi e vi scoprii con sorpresa che era bello leggere
poesie, tante poesie, da farne una storia.
Ora quel testo poetico è diventato un film, ovviamente un giallo.
Ma non solo. Si può dire che tutta la storia si concentri su
una figura di donna, istintiva, semplice, che cerca di vivere, che sogna,
tenta di lavorare, che ama. Una donna che ama un'altra donna. E il film
è veramente libero nell'esprimere visivamente questi sentimenti
e desideri, rappresentando un altro modo di esprimere l'amore, quando
ci viene non più dalla coppia che tradizionalmente viene accettata
e rappresentata. L'amore lesbico trova in questo film esistenza e dignità:
il desiderio di una donna per il corpo e il sesso di un'altra donna.
E l'amore della nostra protagonista cerca espressioni, fantasie e si
scatena per soddisfare l'eros che pulsa.
Hanno detto che la regista ci ha marciato con le scene lesbiche. Ce'
da sorridere sul come e quanto da cinquant'anni il cinema tradizionale
ci ha marciato e ci marcia sulle scene d'amore (sessualmente spinte)
con la coppia eterosessuale.
E allora trovo coerente che in un amore libero le scene di sesso siano
esplicite, ricorrenti, forse anche ridondanti.
Ma non c'è solo questo, ovviamente.
Il film si snoda anche come un classico giallo, con la ricerca della
verità, con i dubbi, i ripensamenti, le sensazioni di incapacità
della detective. E nel corso di questa indagine, dove tutto viene messo
in discussione, dove si scopre un mondo che si vuole "etereo",
quello della poesia, e che si dimostra esattamente al contrario e dove
viene consumato un assassinio.
Quindi amore, passione, morte. Verità e ambiguità. Anche
per la nostra protagonista. Dove in una scena sconcertante e molto forte
scopre che il suo eros non è così monolitico, ma ha le
sue ambiguità. Lei, che si era definita, con convinzione lesbica,
sente una pulsione erotica incontrollabile per
che se lasciata
fluire potrebbe sconvolgere tutto il suo essere psichico.
E qui smetto.
Un consiglio: film e libro vanno conosciuti , separatamente o in conseguenza
l'uno dell'altro. La scoperta che ne deriva vale molto.
(Recensione
di Laura Modini)